04.03.03

Per il TAR Lazio gli interessi alle farmacie spettano soltanto nella
misura legale.
Parliamo naturalmente dei crediti vantati nei confronti del SSN, ai quali
– soprattutto perché fondati su un “contratto concluso prima
dell’8/08/2002” (cioè sulla Convenzione Nazionale Farmaceutica dell’8/7/98,
la cui efficacia, come sappiamo, si è protratta ben oltre la pur compiuta
sua scadenza, ed esattamente fino ad eventuali diversi “accordi” tra le
parti) – non si applicherebbero le nuove norme sugli “interessi moratori
europei” (quelli, per intenderci, “automatici” sia nella decorrenza che
nella misura appunto “europea”) contenute nel decreto legislativo n.
231/02, statuendo infatti il suo art. 11 che “le disposizioni del presente
decreto non si applicano ai contratti conclusi prima dell’8/08/2002”.
Così, in estrema sintesi, la sentenza n. 1378 del 12/02/04 della III Sez.
del TAR Lazio.
E’ una decisione ovviamente deludente e, almeno per noi, anche
sorprendente, perché gli argomenti a sostegno del convincimento contrario
sembravano, come sembrano tuttora, veramente consistenti, anche se, per la
verità, il TAR ne dà ampio conto nella decisione, ma concludendo – pur
all’esito di una disamina abbastanza “sofferta” – in senso sfavorevole alle
tesi dei farmacisti.
Non è qui il caso, pertanto, di ripercorrere tutti i ragionamenti del
giudice amministrativo, che sono appunto ben esplicitati nella decisione,
alla quale dunque chiunque potrà attingere direttamente.
E tuttavia, non può certo soddisfare granchè l’eccessiva disinvoltura con
cui il TAR ha trascurato qualunque approfondimento in ordine alla vera
natura della Convenzione, non considerando cioè affatto la sua fine
sostanza di accordo collettivo e, per di più, di mero “accordo-quadro”.
Nè pare convincente l’enorme “peso” che, in questa “sofferta” scelta tra le
due opposte interpretazioni, i giudici finiscono per attribuire alla norma
convenzionale che prevede la corresponsione alle farmacie – all’inizio di
ogni anno – di quell’acconto “pari al 50% di un dodicesimo dei
corrispettivi dovuti dal SSN a fronte delle ricette spedite nell’anno
precedente”, mentre la sentenza vi ravvisa una misura risarcitoria (anche
se forfettaria) ulteriore rispetto agli interessi legali assicurati dalla
Convenzione, e tale che, rendendo tout cour “non iniquo” il complessivo
importo comunque garantito ai farmacisti per il ritardo, dovrebbe anch’essa
– secondo il TAR – far pendere la bilancia dell’interpretazione a favore
della prevalenza della Convenzione sul decreto legislativo n. 231/02.
Sarà in ogni caso il Consiglio di Stato a dirci definitivamente come stanno
le cose.
(g.bacigalupo)

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