27/11/2003

Se il coniuge del titolare è proprietario del locale-farmacia – QUESITO

Sono titolare di farmacia e svolgo l’attività in un locale di proprietà di
mia moglie, senza averle tuttavia mai pagato alcun corrispettivo. Può
essere finalmente conveniente dal punto di vista fiscale sottoscrivere un
vero e proprio contratto di locazione tra noi?

Il canone di locazione che viene pagato per l’utilizzo del locale
rappresenta, come sappiamo, un costo perfettamente inerente l’attività di
farmacia e pertanto totalmente deducibile sia ai fini Irpef che Irap.
Il vantaggio fiscale conseguente alla decurtazione del canone dal reddito
d’impresa è relativo quindi all’aliquota marginale dell’Irpef che colpisce
il conduttore ed è pari al 4,25% per quanto riguarda l’Irap.
Il locatore, invece, dichiara l’85% del canone di locazione, in quanto è
previsto un abbattimento forfettario del 15% per le spese, ed inoltre
tale reddito “sostituisce”, ai fini della tassazione, la rendita catastale
(semprechè il primo sia maggiore della seconda) che infatti graverebbe in
ogni caso su quest’ultima.
Si evidenzia dunque un risparmio fiscale che consiste: a) nella non
imponibilità del 15% del canone annuo; b) nell’eventuale differenziale tra
le aliquote marginali dei due soggetti; c) e nel 4,25% di Irap, perché i
redditi da fabbricati non scontano tale imposta in capo al percipiente.
Non bisogna dimenticare, tuttavia, che il contratto di locazione è
soggetto a registrazione con il pagamento annuo del 2% del canone a titolo
di imposta di registro, la quale perciò riduce leggermente il vantaggio
complessivo dell’operazione.
(Studio Associato)

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