30.10.03
Iniziato l’iter di riforma della nostra Costituzione

Dopo averlo approvato nella riunione del 16 settembre, il Governo ha
finalmente presentato (al Senato, Commissione affari costituzionali) il
disegno di legge di revisione della parte seconda della Costituzione.
L’iter sarà ovviamente soffertissimo, e tuttavia può essere utile
accennare sin d’ora al suo contenuto, pur essendo ormai ben noti i
capisaldi che lo hanno informato.
In primo luogo, vi sono previsti maggiori poteri al Primo Ministro, che
infatti nomina e revoca direttamente i Ministri e la cui candidatura è
posta dalle coalizioni che partecipano all’elezione della Camera dei
Deputati; egli è nominato dal Presidente della Repubblica.
La fiducia al Governo, dunque, diventa così presunta anche se
sostanzialmente automatica, e permane fino a quando non sia stata approvata
una mozione di sfiducia della Camera, o sia da questa negata la fiducia (in
ambedue i casi le dimissioni sono obbligatorie).
Viene ridotto il numero dei componenti sia della Camera che del Senato,
rispettivamente a 400 e 200 membri, ma il bicameralismo diventa
asimmetrico, perché, mentre la Camera continua ad esercitare competenze
legislative generali, al Senato la competenza viene circoscritta a materie
specifiche.
Al Presidente della Repubblica è stato anche attribuito, oltre a quelli
attualmente previsti, il potere di nominare i presidenti delle autorità
amministrative indipendenti e il vicepresidente del CSM, nonché di
sciogliere la Camera su proposta del Primo Ministro (che ne assume pertanto
la responsabilità, anche politica); lo scioglimento del Senato, invece, gli
spetta direttamente e autonomamente (e in via esclusiva) in caso di
prolungata impossibilità di funzionamento.
Il disegno di riforma incide anche sulla composizione dei Giudici della
Corte Costituzionale (che da 15 salgono a 19) e introduce forme speciali di
autonomia per la Capitale.
Infine, viene attribuita alle Regioni la competenza legislativa esclusiva
in tema di istruzione, sanità e sicurezza, oltrechè nelle materie non
espressamente riservate alla competenza dello Stato.

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