23/10/2003
Il trasferimento della farmacia nella sede “decentrata” – QUESITO

Parteciperò tra poco al concorso che la Regione Lazio – essendo stata
approvata la nuova pianta organica – dovrebbe ora bandire per assegnare le
29 sedi decentrate a Roma, avendo presentato la domanda di decentramento
parecchi anni fa.
Probabilmente ho i requisiti per poter scegliere una buona sede, ma
proprio in questi giorni si potrebbero presentare nella mia attuale zona
delle favorevoli opportunità (la disponibilità di un altro locale), senza
contare che dovrebbe essere forse decentrata anche una farmacia vicina
alla mia.
Vorrei pertanto sapere se e fino a quando mi sarà consentito rinunciare al
trasferimento.

La questione da Lei posta è veramente, come si suol dire, “elegante”, anche
perché in quest’ultimo provvedimento di revisione della pianta organica
romana (pubblicato sul BURL del 30/09/03), come peraltro anche nella
deliberazione della G.R.Lazio n. 554 del 20/06/2003 (sulla quale v. Sediva
News del 16/09/2003), non c’è una norma che preveda espressamente una
qualunque conseguenza per il caso in cui il titolare della sede
“decentrata” non proceda nel concreto al trasferimento dell’esercizio.
Per la verità, neppure nei precedenti provvedimenti di revisione della p.o.
di Roma attuativi di decentramenti di sede (l’ultimo, ci pare, è quello
del 2/12/93) si prevedeva alcunchè al riguardo (e ad essi, del resto, si è
chiaramente “ispirato” anche questo), ma l’Amministrazione regionale
preferì allora assumere una posizione di “non belligeranza” nei confronti
dei titolari di farmacia “decentrati” che (pur avendone fatta richiesta, si
badi bene) non trasferirono mai l’esercizio nella nuova circoscrizione
loro assegnata, nonostante quei provvedimenti operassero immediatamente
(senza concorsi o simili, cioè) gli “accoppiamenti” tra le sedi
“decentrate” e quelle di nuova formazione; la Regione, infatti, non
pretese coattivamente (ad esempio, comminando la decadenza a carico del
farmacista non “decentrato” o la chiusura della farmacia non trasferita) il
rispetto della nuova p.o., tollerando invece che alcune di quelle sedi
“nuove” restassero scoperte (tant’è che 5 di esse sono state “riproposte”
ora unitamente a 24 circoscrizioni “nuovissime”).
Oggi però le cose potrebbero andare diversamente, perché – secondo la
ricordata deliberazione della G.R. Lazio – c’è un avviso pubblico (che
dovrebbe essere indetto entro il 29/11/03, anche se il termine non è
perentorio) verosimilmente circoscritto ai soli titolari di farmacia che,
come Lei, hanno già richiesto il trasferimento della propria sede, e ci
sarà dunque ben presto una graduatoria in esito alla quale l’Assessorato
regionale dovrà procedere all’interpello dei concorrenti “utilmente
collocati” . Ora, costoro dovranno: a) dapprima, entro un “termine
perentorio” (che sarà fissato nell'”avviso pubblico”), “indicare la sede
scelta e l’accettazione formale del trasferimento”; b) successivamente,
entro un altro “termine perentorio” (anch’esso da fissare), indicare “il
locale, sede dell’esercizio farmaceutico”; c) infine, entro un anno
dall’accettazione di cui sub a), procedere all’”apertura della farmacia
trasferita per decentramento” (con la possibilità tuttavia di beneficiare
di una proroga per un ulteriore anno ove la nuova circoscrizione
territoriale sia “sprovvista di edifici con appropriata destinazione
d’uso”, o i locali prescelti siano “temporaneamente non idonei o in corso
di ristrutturazione”, oppure sussistano comunque “cause ostative,
oggettivamente documentate, di natura urbanistica o logistica”).
Come si vede, il procedimento per l’assegnazione e l’attivazione delle
sedi di nuova formazione è ora ben articolato e del tutto esaustivo almeno
sotto il profilo pragmatico, e, soprattutto, il titolare di farmacia che ha
concorso all’avviso pubblico ha oggi la possibilità di “indicare la sede
scelta” (e quindi per ciò stesso accettando “formalmente” il
trasferimento), come pure però di non indicare alcuna sede (perché,
poniamo, nessuna di quelle ancora da assegnare sia di suo gradimento),
ovvero, ancora, di far decorrere inutilmente il “termine perentorio”
sopraindicato sub a) facendosi pertanto “dichiarare rinunciatario” dalla
Regione (che procederà così all’ulteriore scorrimento della graduatoria).
Se però, eccoci al punto, il concorrente “accetta il trasferimento”, il
“decentramento” – secondo i principi di diritto amministrativo – si
compie definitivamente
e la sua sede farmaceutica assume ex se
la nuova circoscrizione territoriale, nella quale conseguentemente egli
dovrà – entro un anno, o, per quanto accennato, entro due anni
dall’accettazione – trasferire la farmacia, perché l’esercizio – dove cioè
in quel momento esso è ubicato – è ormai “fuori sede”.

Insomma, è bensì vero che il “decentramento” viene configurato e
disciplinato da questi due ultimi provvedimenti della Regione Lazio
(concepiti in ogni caso senza tener granchè conto del disposto e della
ratio dell’art. 5 della L. 8/11/91 n.362) come uno strumento
d’intervento
certo a valenza pubblicistica ma sostanzialmente rimesso –
e questa è un’anomalia – soltanto all’istanza del titolare di farmacia
(infatti, soltanto chi lo ha domandato – ecco una seconda anomalia – può
essere “decentrato”, e soltanto lui perciò può partecipare all’avviso
pubblico
, sia – probabilmente – in questo avviso che ha per
oggetto le 29 sedi che anche – certamente – nei successivi avvisi),
ed è anche vero, quindi, che fino all’assegnazione delle sedi “decentrate”
l’interesse pubblico (al miglior assetto del servizio farmaceutico
sul territorio) e l’interesse privato del farmacista (ad abbandonare
una sede ormai “antieconomica” o di difficile gestione) godono pressochè di
una singolare pari dignità sia pure svolgendo ruoli tra loro complementari
(nel senso che è l’interesse privato ad eccitare il procedimento, ma è
quello pubblico a dettare il provvedimento); e però, attenzione, tutto
cambia radicalmente quando il concorrente diventa “formalmente”
assegnatario (secondo quanto si è visto) di una sede “decentrata”, perché a
quel momento quasi si ristabilisce l’ordine costituito, e l’interesse
pubblico torna a dominare la scena, come del resto vuole (e avrebbe forse
voluto fin dall’inizio) il ricordato art. 5 della L. 362/91.

Ed è allora proprio l’interesse pubblico alla razionale e migliore
organizzazione del servizio (posto a base della riconfigurazione di alcune
sedi in altre zone più “bisognose” del territorio comunale) a pretendere in
tale evenienza – quando cioè il titolare sia stato formalmente
investito della circoscrizione di nuova formazione – che la sua farmacia
“segua” la sede farmaceutica assegnatagli e quindi vi si trasferisca
effettivamente entro uno o due anni, perché la nuova pianta organica –
almeno per quel che riguarda la sede da lui accettata – è ormai
definitivamente quella e a quella egli deve perciò
conformare il suo comportamento. E se non lo fa nei termini, rischia
quantomeno la chiusura dell’esercizio, se non addirittura la
decadenza dalla titolarità.

Concludendo, Lei dovrebbe essere senz’altro libero – in caso di “utile”
collocazione nella graduatoria – di scegliere o di non scegliere una delle
29 sedi; ma, se sceglierà, la farmacia dovrà poi trasferirla davvero – se
vuole evitare quei provvedimenti sanzionatori – nella nuova circoscrizione,
restando invece in quella attuale – senza alcuna conseguenza – nel caso
contrario.

(g.bacigalupo)

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