15/10/2003
Il concordato preventivo nel “maxi decreto-legge”

E’ giunto ora il momento di scendere nel dettaglio anche di questa nuova
figura di concordato introdotta dal “maxi d.l.”, che può rivelarsi nel
tempo molto più di una mera ipotesi sperimentale.
Dunque, i professionisti e le imprese (incluse pertanto anche le farmacie)
che erano in attività al 31/12/2000, e sempreché non abbiano un volume
d’affari superiore a € 5.164.569,00 (i 10 miliardi delle vecchie lire),
possono, se vogliono, aderire al concordato preventivo per gli anni 2003 e
2004, ottenendo agevolazioni riguardanti gli scontrini fiscali, gli
accertamenti e la riduzione delle imposte.
Questa figura si articola nella determinazione appunto preventiva del giro
d’affari per il 2003 e il 2004, calcolato cioè sulla base del fatturato
realizzato nel 2001, incrementato almeno del 9% per il 2003 e di un
ulteriore 4,5% per il 2004, cioè di un complessivo 13,90% rispetto al 2001.
Facciamo un esempio: se il fatturato dichiarato nel 2001 è stato di €
1.000.000,00, i ricavi presunti del 2003 “diventano” di € 1.000.000,00 più
9%, pari cioè ad € 1.090.000,00, anche se i ricavi effettivi dichiarati per
il 2003 fossero, poniamo, soltanto di € 900.000,00.
Il reddito 2003, quindi, viene “ricostituito” sulla base di ricavi
preventivamente determinati, fermi però i costi sostenuti nel 2003.
Ora, se il reddito risultante dalla contabilità è inferiore a quello del
2001,è necessario – per poter aderire al concordato preventivo – adeguarlo
in sede di dichiarazione, aumentando cioè il reddito del 2001 in misura
pari al 7%, e perciò corrispondendo le imposte sulla base di questo nuovo
imponibile.
Tornando all’esempio, se il reddito dichiarato per il 2001 è stato di €
100.000,00, che – con l’aumento del 7% – corrisponde a € 107.000,00,
diventa proprio quest’ultimo il reddito imponibile su cui il contribuente
deve comunque pagare le imposte, anche laddove dalla contabilità emergesse
un reddito di € 95.000,00.
E tuttavia, attenzione, sul maggior imponibile dichiarato rispetto al 2001
(che nell’esempio ammonta a 70000, 00 euro), l’Irpef si applica con le
nuove aliquote (ridotte) del 23% e del 33%, ed esattamente con l’aliquota
del 23% su un maggior imponibile fino a 100.000,00 euro (e perciò quei
7.000,00 euro dell’esempio scontano il 23% ), e con l’aliquota del 33% se
e nella misura in cui il maggior imponibile superi tale soglia di
ammontare.
Inoltre, l’incremento rispetto al reddito del 2001, deve essere comunque
almeno pari a € 1.000,00, anche pertanto quando tale importo sia maggiore
del 7%.
Laddove, invece, il reddito risultante dalla contabilità sia superiore a
quello del 2001 incrementato del 7%, il maggior reddito rispetto a quello
base del 2001 viene interamente assoggettato alle precisate nuove
aliquote del 23% o 33%; talchè, sempre seguendo l’esempio, se il reddito
2003 risultante dalla contabilità fosse di € 120.000,00, il “soprareddito”
di € 20.000,00 verrebbe tutto assoggettato alle aliquote agevolate.
L’adesione a questa forma di concordato preventivo deve avvenire in
conformità a disposizioni che saranno contenute in un apposito decreto, ed
in ogni caso mediante la presentazione dal 1 gennaio al 28 febbraio 2004 di
un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate.
C’è peraltro anche la possibilità per il contribuente di “uscire” dal
meccanismo del concordato preventivo: ma in tal caso l’Agenzia delle
Entrate attiverà un procedimento di accertamento con adesione alla
“ricerca” delle ragioni che hanno condotto all’”uscita e, soltanto nel
caso in cui siano rilevati accadimenti straordinari ed imprevedibili
debitamente documentati, l’Ufficio non emetterà alcun provvedimento.
Il contribuente, invece, decade “automaticamente” dal concordato
preventivo, quando risulti che egli non abbia tenuto le scritture contabili
o non abbia risposto agli inviti dell’Ufficio alla produzione della
documentazione contabile, oppure, infine, sia comprovata la mancata
dichiarazione di ricavi documentati (è il caso, ad esempio, della mancata
annotazione nella contabilità delle DCR mensili).
Altra ipotesi di decadenza “automatica” è rappresentata dalla mancata
dichiarazione dell’ammontare dei ricavi-base (come detto, ricavi 2001 più
9% per l’anno 2003), ma in tal caso l’Ufficio emette direttamente un
provvedimento di accertamento recuperando a tassazione i ricavi-base non
dichiarati.
Come si è accennato, ulteriori agevolazioni , oltre a quella della
riduzione delle aliquote sul maggior imponibile ( nel senso di cui si è
parlato), sono costituite dall’eliminazione (ai soli fini fiscali) dello
scontrino e della ricevuta fiscale, oltrechè da una certa riduzione dei
controlli (ad esempio, quelli derivanti – ai fini delle imposte dirette ma
non , forse, dell’Iva – dalle c.d. presunzioni, come il “ricarico”
assegnato ad ogni settore merceologico), e pur restando ben fermo il
controllo sulla deducibilità e l’inerenza delle spese sostenute e
contabilizzate.
Il registratore di cassa comunque resta, perchè, ad esempio, lo scontrino
potrà essere utilizzato dal cliente (pur se egli non dovrà più esibirlo
all’uscita dell’esercizio, in quanto sono soppresse le norme riferite alla
responsabilità della mancata emissione dello scontrino) per il recupero
delle spese sanitarie, ma anche perchè permane – lo si è già notato –
l’obbligo di soddisfare le esigenze contabili di registrazione degli
incassi e la liquidazione dell’Iva, che seguono infatti le vecchie regole,
e dunque sono fuori dal meccanismo del concordato preventivo.
Per grandi linee, quindi , è questo il concordato preventivo, ma è facile
pensare che, in sede di conversione del decreto-legge, saranno messi a
punto profili e meccanismi che ora appaiono anomali. Se non altro, chissà,
per aumentare l’appeal del nuovo istituto.

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