11.10.2003

Modifica della sede per inagibilità dei locali- QUESITO

Ho necessità assoluta di abbandonare gli attuali locali della farmacia,
perché praticamente inagibili da tempo, ma nella mia sede non ve ne sono
altri disponibili. Posso chiedere al Comune e alla Regione un allargamento
anche modesto della sede (perché avrei trovato un locale appena al di là
degli attuali confini ), o l’unico rimedio per me è quello di un
decentramento in un altro quartiere?

Si tratta di una vicenda tutt’altro che infrequente, specie nei comuni di
una certa consistenza demografica, e per la quale si tende a individuare
una soluzione soltanto nel ricorso appunto al “decentramento”, mentre
l’art. 5 della L. 362/91 – pur testualmente rubricato “decentramento delle
farmacie” – può nel concreto risolvere tanti casi (proprio come il Suo,
ad esempio) senza quegli sconvolgimenti della pianta organica che possono
invece talora conseguire al “decentramento” di una sede.
Questa disposizione, infatti, va considerata – seguendo il giusto
orientamento del Consiglio di Stato che ha recentemente (IV Sez., 1/08/01,
n. 4200) ribadito quanto affermato in una fondamentale decisione del 1986
relativa al secondo comma dell’art. 1, del DPR 21/8/71 n. 1275 (Regolamento
alla L. 475/68), da cui però l’art. 5 ha attinto sostanzialmente l’intero
suo contenuto – come uno degli strumenti di salvaguardia del sistema, cioè
come “norma a fattispecie non tassativa, in quanto destinata ad operare
in presenza di ogni situazione che appaia oggettivamente riconducibile al
tipo di interesse pubblico sotteso alla norma attributiva del potere”.
Il che vuol dire, in parole molto più semplici, che l’art. 5 della L.
362/91 consente all’Amministrazione, indipendentemente da quegli
“intervenuti mutamenti nella distribuzione della popolazione del comune”
cui la norma espressamente si riferisce, di modificare comunque il
territorio (ed i confini, ovviamente ) di una sede, quando si renda
necessario evitare una caduta del livello (e, ancor più, l’interruzione)
dell’(attuale)assistenza farmaceutica in quella zona, essendo proprio
questo l’interesse pubblico che la disposizione vuol tutelare.
Diverso sarebbe, invece, se la modifica della sede mirasse (soprattutto) ad
agevolare il suo titolare nel trasferimento dell’esercizio in un locale
commercialmente migliore, perché una finalità del genere è estranea tanto
all’interesse pubblico in generale, che all’art. 5 in particolare, e quindi
il provvedimento di revisione sarebbe in tal caso viziato per il c.d.
eccesso di potere.
Ma, dicevamo, se si tratta di scongiurare la chiusura di una farmacia in
una certa zona (perché il locale deve essere abbandonato per inagibilità),
o anche il semplice peggioramento dell’assistenza da essa prestata (per
l’”invasività”, poniamo, di intervenuti mutamenti dello stato dei luoghi),
e semprechè – beninteso – il trasferimento di quell’esercizio in un altro
locale ubicato all’interno dell’attuale circoscrizione sia dimostratamente
(occorrerà dunque un’istruttoria che opportunamente lo accerti)
impossibile, ebbene, quando è così, la Regione può legittimamente
intervenire a modificare (semplicemente) la circoscrizione e permettere
così che la farmacia possa essere spostata laddove un locale sia invece
disponibile, senza dunque dover necessariamente “decentrare” (rectius:
trasferire) addirittura la sede in un’altra zona del comune.
Insomma, l’Amministrazione il potere lo ha, ma deve ovviamente esercitarlo
correttamente, ed in tal senso l’attività istruttoria, preparatoria e
propositiva del Comune può essere di grande aiuto alla Regione.

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