09.10.03
Il nuovo modo di tassazione degli associati di capitale

Come anticipato qualche giorno fa (v. Sediva News del 15/09/2003), gli
utili spettanti agli associati in partecipazione che hanno apportato
nell’azienda capitale o capitale e lavoro ( il c.d. “apporto misto”)
dovrebbero diventare, dal prossimo anno, indeducibili dal reddito
d’impresa, e questo “al fine di evitare abusi nell’utilizzo dei contratti”
in argomento, come spiega la Relazione di accompagnamento allo schema di
riforma dei redditi d’impresa.
Però, va ora precisato qualcosa con riguardo all’importo effettivamente
imponibile degli utili liquidati all’associato, perché le nuove norme
operano una distinzione tra gli associati persone fisiche e gli associati-
imprese.
Per i primi, cioè per le persone fisiche, gli utili percepiti (quindi
materialmente liquidati, e non semplicemente imputati o attribuiti) sono
imponibili soltanto per il 40% del loro ammontare, a condizione però che
l’apporto dell’associato sia superiore al 5% (quando l’associante sia una
società quotata in borsa) o al 25% (quando l’associante sia un soggetto
diverso, come, ad esempio, una farmacia) del patrimonio netto contabile
alla data della stipula del contratto di associazione in partecipazione.
Nel caso in cui, invece, l’apporto dell’associato non sia superiore, nelle
due ipotesi ora fatte, rispettivamente al 5 o al 25% del patrimonio netto,
gli utili percepiti (v. sopra) sono assoggettati ad una ritenuta a titolo
d’imposta, cioè definitiva, del 12,5% della somma appunto liquidata.
E, per restare alle farmacie, non è certo raro il caso in cui l’apporto di
capitale da parte di una persona fisica (spesso si tratta di un familiare
del titolare della farmacia) sia appunto contenuto nel 25% del patrimonio
netto: e quando ricorre questa evenienza, giova ribadirlo, gli utili
dell’associato vengono appunto tassati soltanto con il 12,5% dell’importo,
con ritenuta alla fonte a titolo definitivo al momento della loro
liquidazione.
Quando, invece, l’associato sia esso stesso un’impresa, bisogna
ulteriormente distinguere il caso in cui si tratti di una società di
capitali (srl, spa), ovvero di un’impresa individuale o snc: nella prima
ipotesi l’imponibile ammonta al solo 5% dell’intero utile, mentre nella
seconda esso è del 40%, esattamente, cioè, come nel caso dell’associato-
persona fisica, ma con la differenza non secondaria che qui, essendo
l’associato un’impresa, scatta il regime di “competenza”, e perciò il
reddito imponibile (nelle dette misure del 5% e del 40% dell’intero
ammontare degli utili) deve essere dichiarato indipendentemente dalla sua
percezione.
Resta sempre ben ferma in tutte le ipotesi ora esaminate, attenzione, la
già ricordata indeducibilità per l’associante dell’intero importo
attribuito all’associato.

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