06/10/2003
L’associazione di lavoro e la co.co.co. nel “maxi decreto-legge”

E allora ci siamo, perché, come da noi anticipato anche recentemente, gli
utili corrisposti all’associato in partecipazione con apporto di solo
lavoro vengono ora anch’essi assoggettati espressamente alla contribuzione
Inps: infatti, derogando alla riforma-Dini, il “maxi d.l.” prevede
l’istituzione di un’apposita gestione previdenziale a favore degli
associati di solo lavoro, con esclusione, tuttavia, degli iscritti negli
albi professionali.
Pertanto, ove l’associato sia un farmacista, i contributi non sono dovuti.
Per gli altri, invece, la misura della contribuzione coincide con quella
prevista per i commercianti: essa ammonta dunque al 17,39% per il primo
scaglione di reddito ed al 18,39% per i redditi più alti, anche se tali
percentuali negli anni successivi aumenteranno dello 0,2% per ogni anno,
fino al raggiungimento dell’aliquota massima (attualmente) del 19%.
Naturalmente, l’ammontare imponibile alla contribuzione é costituito dal
reddito imputato o attribuito all’associato e risultante dalla
dichiarazione dei redditi; e il 55% del contributo dovuto è a carico
dell’imprenditore, il residuo 45% dell’associato (in pratica, perciò,
l’impresa dovrà sopportare, per questo nuovo titolo di spesa, un costo
aggiuntivo pari al 10% circa dei compensi attribuiti all’associato di
lavoro).
Gli associati tenuti all’iscrizione dovranno comunicare entro il 31/3/2004
(ovvero alla data di inizio dell’attività lavorativa, se posteriore) il
tipo di attività svolta, i dati anagrafici e il proprio domicilio.
Restano infine fermi gli obblighi di versamento dei premi dovuti all’Inail.
Quanto alle co.co.co. (e anche ai futuri contratti c.d. a progetto), il
“maxi d.l.”, dopo aver anch’esso escluso dalla contribuzione i
collaboratori iscritti in albi (dunque in linea, questa volta, con la
riforma-Dini), prevede per gli altri l’aumento dei contributi (attualmente
del 14%) alle stesse aliquote ora viste per gli associati di lavoro:
perciò, dapprima, quelle del 17,39% e 18,39%, e poi, previo un incremento
dello 0,2% per ogni anno successivo, l’aliquota di arrivo del 19%.

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