6/10/03
La cessione della farmacia a titolo oneroso al figlio – QUESITO
Sono venuto nella determinazione di cedere a titolo oneroso (per evitare
liti in famiglia, avendo anche altre due figlie) la farmacia a mio figlio,
ma dalla lettura della vostra News del 16/06/2003 mi pare che la cessione
della farmacia contro vitalizio presenti oggi dei rischi dal punto di vista
fiscale.
Quali altre soluzioni fiscalmente “tranquille” è possibile adottare?
Non fosse altro che per sgombrare per l’ennesima volta qualsiasi dubbio
sulla cessione contro vitalizio, vale la pena ribadire ulteriormente che è
soltanto qualche Direzione Regionale delle Entrate a credere ancora, con
una pervicacia davvero degna di miglior causa, che il vitalizio possa
costituire un valore tassabile come plusvalenza realizzata dal cedente,
nonostante tutte le decisioni contrarie delle Commissioni tributarie.
E’ vero, però, che – nell’attesa che la Cassazione apponga presto la
parola “fine” su questa eterna “vexata quaestio” – può essere forse poco
opportuno affrontare un costoso contenzioso (vincente finchè si vuole),
anche perché qualche vantaggio il vitalizio lo ha nel frattempo perduto …
per strada (da quasi tre anni, per esempio, la rendita è tassabile al 100%
per il percipiente); e perciò si può pensare anche a soluzioni diverse,
magari altrettanto proficue sotto il profilo tributario.
Se allora, come Lei dichiara, la cessione della farmacia a Suo figlio deve
prevedere comunque un corrispettivo, una buona alternativa al vitalizio è
rappresentata da un vero e proprio prezzo di cessione, configurando cioè il
trasferimento dell’esercizio come autentica compravendita.
Il prezzo, tuttavia, potrà essere pagato anche in un lungo periodo, cioè
ratealmente (maggiorando in questo caso l’importo dovuto di interessi), il
che agevolerebbe non poco Suo figlio, che potrebbe dunque pagare gran parte
del prezzo con i proventi stessi derivanti dalla gestione della farmacia.
Tale soluzione, per di più, se attuata entro il 31/12/2003, consentirebbe
anche un importante vantaggio fiscale, perché, come già rilevato anche in
questa Rubrica, il corrispettivo della vendita costituente plusvalenza
verrebbe fino ad allora assoggettato ad Irpef nella misura del 19% del suo
ammontare. Suo figlio, invece, potrebbe dedursi l’intero corrispettivo per
quote di ammortamento in 10 anni, riducendo così, per tutto il periodo, il
reddito annualmente dichiarato dalla farmacia, e quindi la base
imponibile, e risparmiando per ciò stesso, in termini di minori imposte
pagate, ben più del costo da Lei oggi sopportato (pari al 19%, come detto);
e questo, beninteso, anche nel caso in cui entri in vigore il secondo
modulo della riforma Tremonti che prevede aliquote “marginali” del 33%.
Sarebbe, insomma, la “famiglia” a guadagnarne in ogni caso…
Ben diversamente, dal 1/01/2004 l’abrogazione dell’imposta “sostitutiva”
del 19% (prevista dalla riforma Tremonti, v. Sediva News del 18/07/2003)
potrebbe non consentire più questi “guadagni”, perchè le aliquote IRE per
il cedente (come tassazione del prezzo realizzato dalla vendita)
coinciderebbero sostanzialmente con quelle “risparmiate” dal cessionario
nei dieci anni successivi.