Via libera ai “decentramenti” di farmacie a Roma e nel Lazio- – QUESITO –
La Regione Lazio ha recentemente approvato i criteri per l’assegnazione
delle sedi decentrate, ma non mi è chiaro, dalla lettura della delibera, se
la partecipazione a quella sorta di concorso che vi è prevista è davvero
aperta a tutti i titolari del comune, o soltanto a chi si trova in certe
particolari condizioni.
Il provvedimento cui Lei fa cenno è sicuramente la deliberazione della G.
R. Lazio n. 554 del 20/06/03, pubblicata sul BURL n. 25 del 10/09/03, che,
accogliendo le istanze sia dei titolari di farmacia interessati da tempo a
conseguire il trasferimento della sede (e, dunque, della farmacia) in altra
zona del comune, che delle altre Amministrazioni (Comuni, ASL, Ordini),
desiderose invece, ovviamente per mere finalità pubblicistiche, di
conferire alle farmacie una dislocazione sul territorio comunale più
aderente alla distribuzione degli abitanti, pone finalmente i presupposti
necessari (e sufficienti) per una concreta attuazione dei sospirati
“decentramenti” (specie per Roma, attesi ed invocati da anni, ma sinora
impediti in fatto proprio dall’assenza – per il Lazio – di disposizioni-
quadro), sia pure risolvendo il problema per la via amministrativa in luogo
di quella legislativa, prescelta invece da quasi tutte le altre Regioni.
In ogni caso, il provvedimento – che consta anche di due allegati alla
deliberazione giuntale, l’All. A) che si occupa dell’avviso pubblico per
l’assegnazione delle “sedi decentrate da assegnare”, e l’All. B) che
indica i criteri per la formazione della graduatoria – oggi c’è ed appare
anche abbastanza organico ed esaustivo, in grado quindi di far “decollare”
i trasferimenti di sedi con ottime probabilità, se non interverranno
“papocchi” in fase applicativa, di resistere e sopravvivere anche ad
eventuali ricorsi al TAR (che, per esempio, hanno ostacolato a lungo
qualsiasi tentativo di “decentramento” di sedi in alcuni comuni, anche
demograficamente importanti, come Palermo).
E però, salvo un esame più puntuale della deliberazione e dei suoi due
allegati (che in questa Rubrica sarebbe evidentemente fuori luogo), c’è un
punto che suscita, più di altri, qualche perplessità ed è proprio quello
sul quale Lei ha posto il quesito.
Si legge infatti nell’All. B) che “in fase di prima applicazione, in
considerazione che non si procede al decentramento da molti anni, saranno
ritenute valide le domande già pervenute, ed ai richiedenti sarà chiesta
ecc…”. Cosicché, se le parole hanno un senso, sembrerebbe che
all’assegnazione delle sedi farmaceutiche già “istituite per decentramento”
(che per Roma ci pare siano 29) possano aver titolo, e quindi partecipare
all’imminente avviso pubblico, (soltanto?) i titolari di farmacia che ne
abbiano già fatto domanda, perchè (soltanto?) a costoro, aggiunge il
provvedimento, “sarà chiesta la produzione – ad integrazione delle domande
stesse – della documentazione e/o dichiarazione sostitutiva degli elementi
utili all’acquisizione del punteggio”.
Ora, è vero che in pratica non tutti i titolari possono avere interesse a
partecipare al concorso, anche perché chi di loro si fosse trovato in
quelle condizioni di oggettivo disagio (basso fatturato e/o alto rapporto
farmacia/abitanti e/o sussistenza di un provvedimento di sfratto esecutivo
a proprio carico) alle quali l’All. B) ricollega il riconoscimento di
punteggi congrui, avrebbe già presentato anch’egli una domanda di
trasferimento della sede in altra zona. E tuttavia, non sembra sussistano
ragioni di alcun genere, meno che mai di valenza pubblicistica (perché
anche l’urgenza di procedere rapidamente alle assegnazioni non era poi tale
da non tollerare un ulteriore ritardo di qualche giorno…), che
giustifichino adeguatamente la “chiusura” di questo primo avviso pubblico
(che, perdipiù, è certamente anche quello più “corposo” per il numero di
sedi “decentrate” che verranno messe a concorso) a tutti gli altri titolari
di farmacia che non abbiano (ancora) richiesto il trasferimento.
Beninteso, può pure essere che, nel concreto, le cose vadano diversamente e
che anche il primo avviso bandito in attuazione del provvedimento sia
“aperto” a tutti; ma la sua formulazione, ripetiamo, fa pensare alla
soluzione contraria.