15/09/03
Nuvole nere sull’associazione in partecipazione.

La bozza del nuovo TU interviene davvero incisivamente sull’associazione
in partecipazione con apporto di capitale sancendo l’indeducibilità degli
utili attribuiti all’associato, che quindi non costituirebbero più un
costo di esercizio
Una novità gigantesca, come è facile comprendere, che peraltro mira in
pratica, sotto questo aspetto, a trattare le quote di utili spettanti agli
associati sostanzialmente come i dividendi liquidati dalle società di
capitali (cui si è fatto cenno nella Sediva News del 02/09/2003).
Questo vuol dire che il reddito d’impresa diventerebbe tutto reddito
dell’associante, e dunque le imposte finirebbero per colpire l’intero
ammontare degli utili d’esercizio, con le conseguenze che ne deriverebbero
in termini di incidenza dei tributi (anche perché, comunque, l’associato di
capitale dovrà, proprio come i soci, aggiungere agli altri suoi redditi
anche quello proveniente dall’associazione, sia pure assumendo quest’ultimo
in una -ancora incerta – misura percentuale).
È difficile, tuttavia, pensare che l’associante debba riconoscere
all’associato la quota pattuita degli utili “a monte” delle imposte,
sembrando invece più aderente ai principi che la partecipazione
dell’associato ai risultati d’impresa venga determinata post tributi, anche
se pure in questo caso si potrebbero talvolta porre questioni di non
agevole soluzione o scarsamente rispondenti a ragioni di equità.
Invece, almeno per il momento, e sempre sotto il profilo qui esaminato,
nulla dovrebbe cambiare per l’associazione in partecipazione con apporto di
lavoro, anche se sul capo degli associati di lavoro – pur scongiurato per
loro, grazie al recente blitz del legislatore, il problema dell’Iva –
sembrano comunque incombere adempimenti nuovi e onerosi (Inail e Inps,
soprattutto).
E se a questo aggiungiamo anche i problemi che possono nel concreto
derivare, da un lato, dagli interventi della “riforma-Biagi” specie con
riguardo alle co.co.co, e, dall’altro, dalle ispezioni dei soliti Inps ed
Inail (con il rischio che si trasformino magari in una vera “caccia alle
streghe”) in merito sia a queste ultime che alle imprese familiari
(potendo, tanto le une che le altre, nascondere in astratto autentici
rapporti di lavoro dipendente), abbiamo sicuramente di che preoccuparci,
quantomeno per l’impegno che dovremo dedicare, noi ed i farmacisti, ad un
doveroso, quanto accurato riesame dell’assetto organizzativo del lavoro
nell’impresa.

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!