25/07/03

La Corte Costituzionale ferma le “scalate” alle farmacie comunali.
La sentenza, ed è una “sentenza-bomba”, era nell’aria: la Corte ha ieri
dichiarato (decisione n. 275/03) l’incostituzionalità dell’art. 8 della L.
362/91 (la ben nota legge di “riordino del settore farmaceutico”) nella
parte “in cui non prevede che la partecipazione a società di gestione di
farmacie comunali è incompatibile con qualsiasi altra attività nel settore
della produzione, distribuzione, intermediazione e informazione scientifica
del farmaco”.
I termini del dibattito erano in realtà semplici: questi profili di
incompatibilità sono espressamente dettati dall’art. 8 soltanto per i soci
delle società di farmacisti (titolari di farmacia), ma non per i soci di
società di gestione di farmacie comunali, cosicché, nel concreto, i
partners dei comuni sono stati assai spesso proprio le grandi società di
distribuzione (e, in particolare, la società tedesca “GEHE”, che peraltro
di recente ha mutato la sua ragione sociale in “CELESIO”), le quali hanno
finito per aggiudicarsi la gran parte di queste società, dando vita a vere
e proprie “scalate” nel settore della vendita al dettaglio dei farmaci (e
scatenando pertanto le giuste reazioni dei farmacisti, ben condotte dalla
Federfarma).
Senonchè, la mancata previsione nella norma di quegli stessi profili
d’incompatibilità anche per i partners dei comuni ha suscitato due diverse
risposte nei Tar.
La prima ha creduto di poter colmare la lacuna legislativa creando tout
court una norma inesistente, ritenendo cioè l’art. 8 direttamente
applicabile anche ai soci dei comuni (non è il caso qui di ripercorrere il
ragionamento, abbastanza discutibile anche se estremamente pragmatico,
seguito dal Tar Lombardia nella sentenza n. 2654 del 27/06/02).
La seconda è stata invece una risposta tecnicamente più corretta, e che si
è risolta nel dubbio di incostituzionalità dell’art. 8 (soprattutto) per la
disparità di trattamento tra le due categorie di “soci” derivante dalla
lacuna della disposizione (ed è questa la posizione assunta sempre dal Tar
Lombardia, nell’ordinanza n. 112 del 26/07/02, perciò di appena qualche
giorno dopo la ricordata precedente decisione …).
Dunque, stando alla sentenza della Corte, l’art. 8, così restrittivamente
formulato, è costituzionalmente illegittimo.
Ora, però, quid juris? Dobbiamo forse ritenere che l’art. 8 debba oggi
essere letto come se riguardasse anche i soci dei comuni, e che pertanto
alle S.p.A. di gestione delle farmacie municipali (e, ovviamente, alle aste
per l’aggiudicazione dei relativi pacchetti azionari di maggioranza) non
possano più partecipare, ad esempio, i distributori all’ingrosso dei
medicinali che sinora, come si è visto, l’hanno invece fatta qui da
padroni? E allora, in tal caso, che fine fanno le società di gestione già
da tempo costituite con soci oggi incompatibili? Oppure, al contrario,
dobbiamo credere che quei profili d’incompatibilità ora non riguardino più
neppure i soci delle società tra farmacisti?
È presto, naturalmente, per rispondere adeguatamente a questi
interrogativi, anche se, come accade spesso in questi casi, una “leggina”
(del resto, ne abbiamo viste tante …) potrebbe facilmente sistemare
l’intera vicenda, specie considerando i grandi profitti che i comuni ne
hanno potuto sinora trarre. Non ci resta che aspettare, dunque.

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