24/07/03

Attenzione agli “scaduti”.

La notizia è apparsa anche sui quotidiani: la Cassazione (I Sez. penale,
sent. n. 30283) ha definitivamente condannato un farmacista a tre mesi di
reclusione per aver lasciato sugli scaffali dei farmaci scaduti.
La norma sanzionatoria è l’art. 443 del cod. pen. che punisce “chiunque
detiene per il commercio, pone in commercio o somministra medicinali guasti
o imperfetti”.
Ora, prescindendo dai casi più clamorosi che non possono dare adito ad
incertezze o discussioni (come, ad esempio, quello del farmacista che
consegni all’assistito una specialità medicinale visibilmente deteriorata,
cioè guasta, o un galenico preparato in difformità dai precetti della
tecnica farmaceutica, perciò imperfetto), le fattispecie che nel concreto
danno più grattacapi anche ai giudici (oltrechè, ovviamente, ai titolari di
farmacia) sono quelle riguardanti farmaci semplicemente scaduti e/o
semplicemente detenuti in farmacia.
Infatti, è tutt’altro che scontato che una specialità diventi guasta il
giorno dopo la sua data di scadenza; e però, trattandosi qui di un reato
c.d. di pericolo, è sufficiente in astratto che essa sia scaduta perché la
si debba ex se considerare guasta nell’accezione dell’art. 443, cioè
pericolosa per la salute pubblica, perché, insomma, la pericolosità è qui
presunta dalla legge in via assoluta (anche se è dato tuttora di rinvenire
in giurisprudenza qualche decisione, soprattutto di merito, meno rigorosa,
specie quando il farmaco sia scaduto da pochissimi giorni, o vicende del
genere).
Quanto alla semplice detenzione in farmacia del farmaco scaduto, può dirsi
questo: se la specialità, dopo la scadenza, viene conservata secondo
modalità che escludano univocamente la sua destinazione al commercio (ad
esempio, nel classico scatolone contrassegnato con “medicinali scaduti da
restituire o da distruggere”), il reato non si perfeziona perché, come si è
visto, la condotta implica, quantomeno, una detenzione “per il commercio”,
e dunque non è sicuramente detenuta a questo fine una specialità che
fisicamente non figura tra la merce in giacenza ed è anzi presente tra i
prodotti conservati, si ripete univocamente, a fini diversi dalla vendita.
Ferma quindi tutta la delicatezza del problema, sembra però che quella
decisione della Suprema Corte si possa condividere, perché nel caso ivi
deciso, per quel che ne sappiamo, il farmacista deteneva il farmaco scaduto
addirittura negli scaffali e, pertanto, “per il commercio”.

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