21/06/2003

Anche l’illecito civile può cagionare danni “morali”.

Questo dice in sostanza la Cassazione con due recenti decisioni (nn. 8827
e 8828 del 2003).
“Nel vigente assetto ordinamentale – precisa infatti la Suprema Corte – il
danno non patrimoniale, di cui all’art. 2059 cc, non può più essere
identificato (secondo la tradizionale, restrittiva lettura dell’art. 2059
stesso, in relazione all’art. 185 c.p.) soltanto con il danno morale
soggettivo, costituito dalla sofferenza contingente e dal turbamento
dell’animo transeunte, determinati da fatto illecito integrante reato. Esso
deve essere, piuttosto, inteso come categoria ampia, comprensiva di ogni
ipotesi in cui si verifichi un’ingiusta lesione di un valore inerente alla
persona, costituzionalmente garantito, dalla quale conseguano pregiudizi
non suscettivi di valutazione economica, senza soggezione al limite
derivante dalla riserva di legge correlata all’art. 185 c.p.”.
Così ampliata la nozione di “danno non patrimoniale” (pur se la cautela
resta d’obbligo), esso diventa pertanto risarcibile anche quando il
comportamento doloso o colposo del terzo – questa è la grande novità –
non abbia assunto rilevanza penale.
Sino ad oggi, invece, i pregiudizi di carattere “morale” erano risarcibili
soltanto in presenza di un fatto costituente reato.