16/06/2003

La cessione di farmacia contro vitalizio – QUESITO

E’ ancora conveniente cedere la farmacia verso il corrispettivo
rappresentato da una rendita vitalizia onerosa? I pareri, infatti, non
sono più così unanimi come tempo fa.

Come noto, per i contratti conclusi dal 1° gennaio 2001, le rate di rendita
vitalizia percepite dai beneficiari (in questo caso, dal cedente la
farmacia) sono assoggettate a tassazione nella misura del 100% e non più
del suo 60% , come invece tuttora è previsto per i contratti intervenuti
fino al 31/12/2000.
Inoltre, ferma ovviamente la validità “civilistica” di tale figura di
cessione d’azienda, è stato tuttavia messo in discussione da qualche
Direzione Regionale delle Entrate (in particolare da quella della Campania,
seguita poi dalla D.R. del Lazio) l’indiscutibile vantaggio rappresentato
dall’intassabilità, ai fini delle imposte dirette, del valore della
farmacia (la c.d. “plusvalenza”), con un risparmio del 19% del valore
stesso.
Secondo le dette D.R delle Entrate, infatti, la cessione d’azienda contro
vitalizio individua sempre una plusvalenza tassabile, costituita dalla
capitalizzazione della rendita, in ossequio al principio c.d. di
“competenza”, secondo cui la plusvalenza si realizzerebbe
indipendentemente dalla materiale riscossione del corrispettivo e perciò,
in questo caso, dall’effettiva percezione delle varie rate del vitalizio.
Tale tesi è, però, a giudizio di tutte le Commissioni Tributarie che si
sono occupate della vicenda, del tutto priva di fondamento, perchè il
cedente non realizza qui alcunchè, nè dal punto di vista giuridico, nè
patrimoniale e nè, tantomeno, fiscale.
E però, il contenzioso non può piacere a nessuno, e dunque, pur dovendo
ribadire con la massima fermezza l’assoluta inconsistenza della pretesa
contraria (la parola “fine” sulla vexata quaestio, comunque , la sta per
apporre la Cassazione , recentemente interessata, infatti , da un ricorso
dell’Avvocatura di Stato per conto di Uffici fiscali salernitani), può
essere nondimeno opportuno vagliare caso per caso le soluzioni, diverse da
quella della cessione contro vitalizio, che le norme civilistiche e fiscali
possono tranquillamente suggerire, anche perché, giova ribadirlo, il
vitalizio ha comunque perduto taluno dei suoi originari profili vantaggiosi
(basti pensare alla ricordata sua odierna tassabilità al cento per cento).
Insomma, alternative altrettanto, e forse più efficaci ce ne possono
essere, perlomeno per più di una fattispecie.

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