17/04/2003

Il TFR e i Fondi di previdenza.

In attesa di confrontarsi oggi con i Sindacati, il Ministro del Welfare ha
ribadito il fermo convincimento che soltanto il conferimento in forma
obbligatoria del trattamento di fine rapporto in un fondo di previdenza
integrativa potrà consentire finalmente ai Fondi di decollare, e al
cittadino di maturare veramente l’idea di doversi garantire un adeguato
trattamento pensionistico ricorrendo appunto (anche) al privato.
Su questo punto, come sappiamo, CGL , CISL e UIL non sono però mai state
d’accordo, e dunque si può pensare che si arrivi ad una formula in qualche
modo intermedia, come, ad esempio, quella di una sorta di silenzio-assenso:
il TFR,cioè, non verrebbe devoluto al Fondo pensionistico soltanto nel
caso in cui il lavoratore manifesti un avviso contrario .
Staremo a vedere, anche se la posizione di Maroni non sembra, almeno qui,
priva di fondamento.
Piuttosto, il Ministro ha parlato anche – ed è la prima volta, ci pare –
di misure di disincentivazione alla pensione d’anzianità, che, è noto,
costituisce il nodo cruciale del nostro sistema pensionistico (in Italia
il lavoratore ha un’età media tra le più basse d’Europa …), e perciò anche
della nostra economia, cosicché le cose sono destinate sicuramente a
cambiare con un innalzamento, quantomeno, dell’età pensionabile.
Quanto al problema dei neoassunti, infine, Maroni ha fatto intendere che i
relativi oneri contributivi finiranno per essere, almeno parzialmente,
sostenuti dalla fiscalità generale.

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