09/04/2003

Il condono e le modifiche di bilancio – QUESITO

Vorrei sapere se l’adesione al condono “tombale” mi permette di intervenire
anche sulle voci del bilancio, in particolare adeguando le scorte
contabili a quelle reali , e, in caso affermativo, se c’è un costo
aggiuntivo da sostenere.

I contribuenti che accedono alla definizione automatica disciplinata
dall’art. 9 della legge 289/2002 (appunto il c.d. condono “tombale”)
traggono sostanzialmente due diversi benefici:
1) la preclusione nei confronti del dichiarante di ogni accertamento
tributario e , naturalmente , la copertura da sanzioni amministrative
e/o penali;
2) la possibilità di “mettere mano” ai bilanci per eliminare le attività e
passività fittizie, ovvero per iscrivere attività in precedenza omesse.
Questo secondo profilo non è conosciutissimo, e merita pertanto qualche
approfondimento.
L’operazione si sostanzia, in particolare, nel censire le voci e i valori
indicati nei bilanci, come, ad esempio, le immobilizzazioni materiali e
quelle immateriali, i costi pluriennali, le giacenze di magazzino, i
crediti, i debiti, i fondi d’accantonamento e d’ammortamento, i ratei e i
risconti, ecc…; questi valori vanno confrontati dunque con quelli reali
e, se il dato riportato in bilancio è superiore a quello effettivo, si può
procedere alla riduzione della posta contabile e, addirittura, alla sua
eliminazione ove nella realtà del tutto inesistente.
Pertanto, le imprese che si avvalgono del condono “tombale” possono
correggere verso il basso anche le rimanenze contabili (quando, lo
ribadiamo, esse siano superiori a quelle effettive), ma gratuitamente,
perché l’intervento è “pagato” con l’importo versato per l’adesione alla
sanatoria.
E però, come dicevamo, è data anche la possibilità di iscrivere in bilancio
attività in precedenza omesse o iscritte in misura inferiore, quali
immobilizzazioni materiali o immateriali, partecipazioni, giacenze di
magazzino (ove, questa volta, quelle contabili siano inferiori alle
effettive), crediti, ratei e risconti, disponibilità bancarie e attività
finanziarie.
Questa seconda categoria di operazioni implica tuttavia un costo
aggiuntivo, che consiste nell’imposta sostitutiva del 6% calcolata sul
maggior valore iscritto in bilancio.
Cosicchè, tornando sul problema delle scorte, la correzione verso l’alto
dell’ammontare del magazzino, proprio per adeguarlo alle giacenze reali,
comporta, in conclusione, il pagamento del sopraindicato forfait del 6%
del valore integrato.

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