24.03.2003

Il beneficio “prima casa” è sempre revocabile se il contribuente omette di
adibirla a sua abitazione.

Con un’altra sentenza del 18/02/2003 (al pari di quella già esaminata
nella Sediva News del 10/03/2003), recante però il n. 2426, la Cassazione,
Sez. Trib., si occupa ancora una volta delle agevolazioni della “prima
casa”, che, rammentiamolo, sono tuttora subordinate alla dichiarazione
dell’acquirente di voler “adibire l’immobile a propria abitazione”.
E pertanto, precisa la Suprema Corte, l’Amministrazione finanziaria, anche
se la legge (dl 12/85) non prevede termini, non decade mai dal potere di
verificare se nel concreto l’acquirente si sia trasferito davvero nella
“prima casa”, e dunque anche di revocare il beneficio in caso di
accertamento negativo.
Lo scopo della norma è del resto quello di agevolare l’acquisto di un
appartamento in proprietà da destinare a propria abitazione, e quindi
pretende che il contribuente, per essere ammesso al beneficio, dichiari
formalmente tale suo proponimento; e però, se poi egli non vi dà seguito,
è perfettamente coerente con il sistema che l’Amministrazione possa in
qualsiasi momento accertarlo e, ove del caso, revocargli il beneficio.
Una decisione, in ultima analisi, corretta.

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