19.03.2003

Le co.co.co vanno in pensione.

La legge delega 30/2003, recentemente approvata, riorganizza il mondo del
lavoro e dunque anche le varie forme contrattuali di prestazioni
lavorative c.d. flessibili.
Vi è prevista, in particolare, una nuova figura di lavoro autonomo, il
“lavoro a progetto”, destinata – sembra certo – a sostituire l’ormai
lisa “collaborazione coordinata e continuativa”.
Il modello-base del “lavoro a progetto” si articola sostanzialmente su
alcuni punti fermi, ed esattamente: 1) il contratto deve essere redatto in
forma scritta; 2) la durata deve essere determinata, o quantomeno
determinabile, e comunque superiore a 30 giorni per anno solare con lo
stesso committente, ovvero, se la durata è inferiore, il compenso previsto
deve superare i 5000,00 euro; 3) le prestazioni lavorative devono essere
riconducibili a uno o più progetti o programmi di lavoro; 4) il
corrispettivo deve comunque tener conto della quantità e qualità del
lavoro prestato; 5) infine, devono essere rispettate tutte le norme
relative alla tutela di maternità, malattia e infortunio, nonché alla
sicurezza nei luoghi di lavoro.
Quel che sembra, in ultima analisi, pressochè certo è che tutte le (ormai)
vecchie “collaborazioni coordinate e continuative” saranno convertite in
questa nuova figura, semprechè il rapporto ne abbia, nel concreto, tutti i
requisiti, perché, diversamente, le prestazioni lavorative potrebbero
essere riversate, ad esempio, nel “lavoro occasionale”, considerato che
anche questa figura sarà probabilmente oggetto delle attenzioni del
Governo e quindi ridefinita con migliore precisione (prevedendo, poniamo,
una sua durata non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare con il
medesimo committente).
E però, il rapporto – semprechè inidoneo alla conversione nel “lavoro a
progetto” – potrebbe anche sfociare in una associazione in partecipazione
con apporto di lavoro, perché anche a quest’ultima figura collaborativa
verrà data una collocazione più definita di quella odierna.
Per di più, proprio il “lavoro occasionale” e l’associazione in
partecipazione con apporto di lavoro sono tra le figure di collaborazione
destinate ben presto ad essere anch’esse interessate dalla “gestione
separata” dell’Inps , con tutte le conseguenze di carattere contributivo
sicuramente ben note.
Avremo in ogni caso occasione di tornare sull’argomento, perché ci vorrà
almeno un anno per concretizzare questa svolta davvero epocale.

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