11.03.2003

Farmacia e privacy – QUESITO

Il mio ottico, dopo avermi consegnato la fattura per un acquisto di lenti,
mi ha fatto firmare la classica “liberatoria” per il trattamento dei dati.
Anche i farmacisti, però, emettono fatture inserendo le generalità del
cliente nel computer, e dunque valgono anche per noi le famose norme
sulla privacy, soprattutto in questi casi? E il problema dei dati personali
inseriti nelle ricette spedite?

Per il trattamento di dati personali connessi all’esercizio dell’attività
propria della farmacia (rapporti con i fornitori, con i clienti, con le
ASL, ecc…), la relativa informativa agli interessati può essere fornita
anche soltanto verbalmente.
Non occorre pertanto l’autorizzazione, né il consenso dell’interessato, a
meno che non sia prevista (e/o effettuata comunque nel concreto) una
diffusione a terzi dei dati personali, perché in tal caso il consenso in
forma scritta diventa imprescindibile.
Quanto alle ricette, esse devono essere conservate in contenitori muniti di
serratura (da tenere pertanto in linea di massima chiusi); ma se la
tariffazione è affidata a terzi, è necessario che costoro siano nominati
“responsabili del trattamento”.

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!