10.03.2003

La proprietà di un’altra casa “non idonea” all’uso abitativo non preclude
il beneficio “prima casa”

Di che cosa si tratti lo si deduce agevolmente dal titolo di questa news,
ed il principio è stato affermato dalla sentenza n. 2418 del 18/02/03 della
Sez. trib. della Cassazione.
Nel caso concreto così deciso dalla Suprema Corte si era in presenza
addirittura di una “seconda casa” che il giudice di merito aveva ritenuto
inutilizzabile (o scarsamente utilizzabile) come abitazione principale
semplicemente perché molto distante dal luogo di lavoro, e per ciò solo
considerata “non idonea”.
Ora, come sappiamo, l’agevolazione per la “prima casa” spetta quando
l’acquirente dell’unità immobiliare da destinare a propria abitazione nel
comune di residenza (o, se diverso, nel comune ove egli svolge la sua
attività) non possieda un’altra unità “idonea” e dichiari comunque
formalmente di voler stabilire la residenza appunto nel comune ove è
ubicata l’unità acquistata.
Come si vede, perciò, la Cassazione ha qui ampliato notevolmente il
concetto di “idoneità”, non più infatti circoscritta a caratteristiche
oggettive (“idoneità” tout court all’uso), ma estesa anche a profili
soggettivi (possiedo bensì una seconda casa astrattamente “idonea” ad
essere abitata, ma del tutto “non idonea” nel concreto per la sua notevole
lontananza dal mio posto di lavoro).
Una decisione importante, insomma.

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