28.02.03

Società di farmacisti: l’incompatibilità del socio ex art. 8, lett. a), l.
362/91 – QUESITO

Possiedo da poco una farmacia in società con un altro farmacista, al quale
è affidata la direzione professionale dell’esercizio, mentre io, pur
lavorando anche nella farmacia, dedico del tempo ad un’attività di
consulenza (ad ampio “spettro”) a favore di un’industria farmaceutica,
peraltro ormai da parecchi anni. Qualche giorno fa, però, mi è stato fatto
rilevare, sia pure in modo non formale, che questa seconda attività non
sarebbe compatibile con il mio status di socio, con la conseguenza di porre
in pericolo addirittura la sopravvivenza della snc.

In realtà, nessuno è ancora riuscito a spiegare convincentemente perché
mai per il socio ( di una società di farmacisti) sia stato previsto un
regime di incompatibilità assai più ampio e severo di quello contemplato
per il titolare individuale di farmacia, tanto più che, mentre quest’ultimo
deve comunque assicurare all’esercizio una qualche prestazione
lavorativa (sia pur soltanto di carattere latamente manageriale), invece i
soci (salvo, ovviamente , quello che ne abbia assunto la direzione) non
sono affatto tenuti a lavorare nella o per la farmacia e dunque potrebbero
astrattamente anche … stare in vacanza tutto l’anno, come pure svolgere
mille altri lavori diversi, cosicchè, semmai, i casi di incompatibilità
per il socio – sempre rispetto al titolare individuale – avrebbero dovuto
essere di minor profilo e/o consistenza, sia dal punto di vista numerico
che qualitativo.
Ma non è così (del tutto ingiustificatamente, ripetiamo), e pertanto, per
tornare al Suo caso, l’attuale status di socio Le impedirebbe davvero, tra
le altre, anche quell’attività di consulenza all’industria farmaceutica cui
Lei fa cenno, perché, secondo l’art. 8, lett. a), della L. 8/11/91 n. 362,
la (mera) partecipazione ad una società di farmacisti (che sia già titolare
di una farmacia , o che si appresti a diventarlo , non fa differenza) è
incompatibile, in particolare, “con qualsiasi altra attività esplicata nel
settore della produzione, distribuzione, intermediazione e informazione
scientifica del farmaco”. E soprattutto quel qualsiasi , evidentemente,
potrebbe in effetti preoccuparLa.
Di recente, tuttavia, un Tar ha rimesso alla Corte Costituzionale la
questione, ritenuta “rilevante e non manifestamente infondata”, della
legittimità proprio dell’art. 8, lett. a) in riferimento agli artt. 3 e
32 della Costituzione, per l’ingiustificata disparità di trattamento –
esattamente sotto lo specifico aspetto qui considerato – del socio di una
società di farmacisti rispetto al socio di una società di capitali
(costituita con il Comune) cui sia affidata la gestione di farmacie
comunali, ed al quale invece non sembrano estensibili i vari profili di
incompatibilità previsti nell’art. 8, e quindi neppure quello sub a).
Ora, ben conosciamo i termini del problema e il dibattito tuttora quantomai
aperto sulla vicenda, perché è sempre più frequente assistere alla
costituzione di queste società di capitali con Aziende di distribuzione
all’ingrosso di farmaci, ciò che però comporta, come è di tutta evidenza,
una grandiosa commistione tra la produzione/distribuzione del medicinale e
la gestione di farmacie, che è, guardacaso, proprio il pericolo che la
previsione sub a) dell’art. 8 della legge 362/91 vorrebbe invece
scongiurare (a tacer della concentrazione di parecchi esercizi in capo a
pochi gruppi finanziari, cui questo fenomeno – caratterizzato da
un’incredibile deregulation – sta conducendo, nonostante le giuste
battaglie della Federfarma).
In ogni caso, come accennato, la questione è ormai al vaglio della Corte
Costituzionale (che non ci risulta abbia ancora deciso), ed è pertanto
possibile che, per questa strada, almeno tale figura di incompatibilità
possa essere eliminata, perché, beninteso, la Corte non è qui chiamata ad
estenderla ai soci delle società di gestione delle farmacie comunali , ma
semplicemente ad abrogare la disposizione (per l’appunto l’art.8, lett.
a)), che oggi la prevede – e dunque proprio per questo – soltanto a
carico dei soci delle società di farmacisti.
Certo, le diversità – anche nel sistema normativo – della farmacia
comunale rispetto alla farmacia privata sono numerose, quanto importanti,
e quindi una pronuncia di illegittimità costituzionale della norma non
appare probabilissima.

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