07.02.2003

Una gestione scriteriata dell’impresa non piace neppure al Fisco.

Ancora un’importante decisione della Cassazione (Sez. Trib., n. 398 del
14/01/03) questa volta in tema di contabilità aziendale, che la Suprema
Corte consente agli Uffici fiscali di considerare inattendibile (ammettendo
dunque il ricorso all’accertamento induttivo), quando l’impresa appaia
gestita con criteri e modalità macroscopicamente antieconomici.
Se, cioè, l’imprenditore, che ovviamente deve mirare a conseguire il
massimo guadagno, pone in essere scelte e comportamenti invece ispirati –
almeno apparentemente – ad una condotta del tutto irragionevole rispetto a
tale obiettivo, precisa la Cassazione, possono sussistere per ciò stesso
elementi presuntivi “gravi”, “precisi” e “concordanti” di inattendibilità
dei dati contabili, tali , insomma, da giustificare il ricorso, da parte
dell’Amministrazione finanziaria, all’accertamento induttivo, salvo,
beninteso, che quelle scelte e quei comportamenti – magari inquadrati in
prospettive più ampie – possano invece essere spiegati e giustificati e
dunque risultare, in ultima analisi, anch’essi razionali.
Questo discorso, attenzione, nulla ha a che fare con il rispetto dei
parametri e, ai giorni nostri, degli studi di settore, e pertanto non è in
discussione la “coerenza “ o la “congruità” dei redditi dichiarati ai fini
fiscali, perché, sotto questi profili, gli interventi consentiti al Fisco
sono di tutt’altra natura .
Quando si parla di gestione “antieconomica”, o palesemente irragionevole,
di un’impresa, ci si riferisce invece a fatti aziendali del tutto
incompatibili – sempre, giova ribadirlo, sul piano dell’apparenza – con
il raggiungimento del profitto, o di un maggior profitto.
E così, ad esempio, potrebbe sembrare “antieconomico” un monte merci
sproporzionatissimo con riguardo alle esigenze di quell’impresa e/o a
quel momento e/o in quel mercato; come pure un numero di collaboratori
(dipendenti e/o co.co.co) largamente eccedente alle necessità (apparenti,
ancora una volta) aziendali .
Non è la prima volta che la Suprema Corte avanza tesi del genere, ma
questa sentenza sembra più perentoria delle altre , e quindi bisogna
tenerne adeguato conto.

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