29.01.03

Pensione e redditi di lavoro: la nuova disciplina del cumulo.

Se ne occupa l’art. 44 della Legge finanziaria che, come ampiamente
anticipato in questa Rubrica (da ultimo , v. Sediva News del 22/01/2003),
elimina il divieto di cumulo tra reddito da lavoro e pensione, a decorrere
dal I gennaio 2003, per coloro che maturino la pensione d’anzianità
possedendo, al momento del pensionamento, 58 anni di età e almeno 37 anni
di contribuzione.
Costoro, in sostanza, vengono ora “trattati” come i pensionati di
vecchiaia o come quelli di anzianità con 40 anni di contribuzione: il
cumulo tra i due redditi, dunque, non comporta più alcuna trattenuta
sull’assegno pensionistico, sia nel caso che il pensionato svolga attività
di lavoro dipendente, sia che presti attività di lavoro autonomo.
Cosicché, la vecchia disciplina continuerà ad applicarsi soltanto per chi,
alla data del pensionamento di anzianità, non potrà vantare ambedue i
requisiti (37 più 58), e sarà pertanto costretto a subire sull’assegno
pensionistico la trattenuta del 100% o del 30% secondo che il reddito sia,
rispettivamente, da lavoro dipendente o autonomo; ma, in tale ultimo caso,
la trattenuta del 30%, da un lato, opera soltanto sull’ammontare eccedente
il trattamento pensionistico minimo (attualmente di 402,12 euro mensili),
e, dall’altro, non può comunque superare l’importo corrispondente al 30%
del reddito da lavoro autonomo effettivamente percepito.
Detto questo, dovremmo anche far cenno al meccanismo di “sdoganamento” che
la Finanziaria introduce a favore dei pensionati che, non in possesso di
quei due requisiti, intendano nondimeno essere ammessi al cumulo
integrale tra i due redditi, sfuggendo così a qualsiasi trattenuta. In
pratica, costoro sono chiamati a versare all’ente previdenziale una “tassa
di ingresso”, naturalmente “una tantum”, il cui ammontare varia in
funzione sia della “distanza” del pensionato dai 58 anni di età e/o dai 37
anni di contribuzione, che di altri parametri, che impongono però
conteggi piuttosto complicati, anche se, in linea di massima, la “tassa di
ingresso” non assume mai proporzioni gigantesche.

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