27.01.03

Sanatorie fiscali: “pressing” sui contribuenti.

Numerosi, quanto incisivi sono gli emendamenti presentati in questi giorni
al disegno di legge di conversione dell’ormai ben noto decreto legge n.
282 del 24/12/2002, il quale, come si ricorderà, aveva bensì
consentito una più agevole approvazione definitiva della Finanziaria
2003 alla vigilia di Natale, ma, nel contempo, ne aveva reso estremamente
fragile il contenuto, che ora, per di più, ne sta uscendo, specie nei
profili più propriamente tributari , addirittura stravolto.
Nei prossimi giorni, in ogni caso, vedremo di ricapitolare adeguatamente
le novità più pregnanti relative, in particolare, alle sanatorie fiscali.
Oggi, però, vogliamo fare un cenno alla grande pressione che questi
emendamenti sembrano voler esercitare sui contribuenti, per indurli,
praticamente tutti, ad accedere comunque ad una delle forme di sanatoria
previste dalla Finanziaria; ne sono chiaro indizio gli “sconti” sempre più
consistenti praticati, l’allungamento pressoché generalizzato dei termini
per la presentazione delle domande, l’ampliamento delle categorie ammesse
alle varie ipotesi di condono, ecc…
Di contro, viene resa più difficile la vita per il contribuente che
pensasse, ahilui, di potersi sottrarre impunemente alla sanatoria, perché,
prescindendo da alcune voci di corridoio, davvero antiestetiche, che
preannunciano misure dirette a perseguire severamente (con accertamenti a
tappeto, per esempio) il cittadino “chenoncondona”, il Fisco intende
organizzarsi al meglio in tal senso, perché un emendamento appena
presentato alla Camera eleva ulteriormente, ed esattamente da un anno a
due anni, la proroga dei termini di decadenza per l’accertamento da parte
dell’Amministrazione finanziaria, sia ai fini delle imposte dirette e
dell’Iva, per i contribuenti che nè si avvalgono di uno dei modi di
definizione automatica dei redditi, né presentano una dichiarazione
integrativa degli imponibili .
Insomma, già la proroga di un anno di quei termini (v. Sediva News del
11/01/2003 e 22/01/2003) sembrava ingiustificata e pretestuosa,
figuriamoci la proroga di ben due anni. Con tanti saluti, dunque, alla
certezza del diritto!

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