24.01.03

Il “legittimo affidamento” del contribuente.
In tutti i rapporti di diritto pubblico, compresi quelli tributari, è
immanente – precisa la Cassazione (Sez. Trib., sent. n. 17576 del
10/12/02) – il principio della “tutela del legittimo affidamento del
cittadino nella sicurezza giuridica” (di stampo sostanzialmente
civilistico), che pertanto si pone come un limite invalicabile anche per
l’attività legislativa e per quella amministrativa (inclusa l’azione del
Fisco) , e, nel contempo, come un vincolo ermeneutico per l’interprete
della disposizione tributaria.
Pertanto, ove in ordine a quest’ultima insorgano in sede applicativa dubbi
di carattere interpretativo, essi devono essere risolti nel senso più
aderente allo Statuto del contribuente (l. 212/2000), il cui art. 10
impone infatti che i rapporti tra il contribuente e il Fisco devono essere
improntati al principio di collaborazione e buona fede.
Cosicché, ad esempio, se l’azione dell’Amministrazione finanziaria abbia
oggettivamente fuorviato il cittadino , inducendolo in un comportamento
che invece poi si riveli per lui svantaggioso, il successivo
provvedimento del Fisco deve essere ritenuto illegittimo.
Naturalmente, non è sempre facile invocare il “legittimo affidamento”, ma
, soprattutto in tempi di buona trasparenza come quelli odierni (si pensi
alle numerose circolari e risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate), questo
può essere un rimedio – nei “ rapporti di tutti i giorni” con il Fisco –
più utile di quanto si possa astrattamente pensare.

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