23/12/2002
L’assegno divorzile “una tantum” diventa indeducibile.

Così sembra, infatti, stando alla sentenza n. 16462 del 22/11/02 della
Sezione tributaria della Cassazione, la quale ha precisato che,
diversamente dall’assegno periodico, la somma corrisposta “una tantum” in
sede di divorzio non grava direttamente sul reddito del coniuge che lo
eroga, ma integra una semplice transazione economica volta ad incidere
soltanto sul patrimonio, e dunque operando un mero trasferimento di
ricchezza.
Del resto, aggiunge la Suprema Corte, la scelta del legislatore di non
estendere all’assegno “una tantum” il trattamento fiscale riservato a
quello periodico non è irragionevole, trattandosi di due adempimenti
diversi tra loro, l’uno soggetto “alle variazioni temporali e alla
successione delle leggi”, l’altro idoneo a “definire ogni rapporto senza
ulteriori vincoli per il debitore”, e pertanto ben può essere deducibile
ai fini Irpef soltanto il primo, e non il secondo.

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