CONSULENZA LEGALE

05/12/2002

La consegna dei medicinali al domicilio degli assistiti-QUESITO

Nella mia provincia, soprattutto nelle zone rurali, le farmacie tendono a
consegnare o a far consegnare i farmaci direttamente al domicilio dei
vari assistiti, o di una terza persona incaricata di distribuirli poi agli
interessati.
Vorrei sapere se questa prassi è diventata ora lecita o meno .

C’è stata, in realtà, una decisione della Suprema Corte del 1998 (relativa
a medicinali ad uso veterinario, il che tuttavia non ha alcun rilievo)
che sembra aver improvvisamente avviato una sorta di “deregulation” anche
in materia di consegna del farmaco, come se l’art. 122 del T.U. San.
(secondo cui la cessione al pubblico dei medicinali ”deve essere effettuata
nella farmacia ecc..:”) vada oggi letto diversamente rispetto al
passato, nel senso che, una volta effettuata la spedizione della ricetta
nell’ambito della farmacia (e qui il principio è sicuramente ancora ben
fermo e non derogabile), la
Forse, come spesso accade, la verità è proprio nel mezzo, perché le
circostanze e le modalità di questa consegna fuori farmacia devono
comunque essere tali da escludere un accaparramento di clientela da parte
del titolare, e dunque uno sviamento dell’assistito dalla sua “farmacia
naturale”, ciò che configurerebbe sicuramente un illecito disciplinare,
perché il Codice deontologico del farmacista, se pure tace su questo
specifico punto, riafferma invece il diritto di libera scelta della
farmacia da parte del cittadino, sancito dall’art. 15 della l. 2/4/68 n.
475.
In sostanza, se è vero che le ricette devono entrare “spontaneamente “
nelle farmacie, e quindi non è pensabile che possano essere ritirate in
qualsiasi luogo estraneo all’esercizio o procacciate utilizzando una
qualunque intermediazione, e ferma la già accennata inderogabilità della
loro spedizione all’interno della farmacia, per quel che riguarda invece
la materiale consegna del medicinale può anche ammettersi una buona
tolleranza circa il luogo, il tempo ed il modo, purchè nella condotta del
farmacista non possa ravvisarsi nessun profilo di accaparramento, come, ad
esempio, nel caso di un servizio, pure organizzato da quest’ultimo , che
miri soprattutto ad agevolare particolari categorie di assistiti (anziani,
disabili, ecc…). Insomma, la valutazione andrebbe comunque fatta caso per
caso, anche se non sembra configurabile in alcun modo un illecito
amministrativo del titolare di farmacia la cui condotta sconfinasse
nell’illecito, che infatti, secondo noi, sarebbe pur sempre di natura
deontologica.

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