25/11/2002

Centrale rischi: il Garante per la “privacy” detta nuove garanzie per i
consumatori.

Un recente provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali
mette a punto un complesso di nuove regole per la tutela dei consumatori
contro il ricorso delle banche, veramente troppo disinvolto, alle
segnalazioni di morosità alle c.d. centrali rischi (si tratta, come è noto,
dei sistemi informativi di rilevazione dei rischi creditizi utilizzate
dagli istituti finanziari).
Rileva, in sostanza, il Garante che tali segnalazioni possono ritenersi
consentite soltanto in caso di mancato pagamento di importi consistenti, o
magari di più rate quando si tratti di finanziamenti di somme di modesta
entità, e che i dati dei “cattivi pagatori” devono essere conservati per
periodi più brevi di quelli attuali, perché la permanenza nella
“centrale rischi“ determina effetti spesso molto pregiudizievoli per gli
interessati specie quando vi sia necessità di accedere a nuovi crediti.
Devono inoltre essere cancellate entro un mese, aggiunge il Garante, le
informazioni inerenti a richieste di finanziamento non accolte ovvero poi
ritirate dai consumatori, ai quali comunque bisogna fornire dettagliate e
costanti informative sull’utilizzo dei loro dati.
Insomma, è l’intero rapporto tra il consumatore e gli istituti finanziari
che deve essere ispirato a maggiore trasparenza e, soprattutto,
correttezza, affinché la “centrale rischi” non si risolva in un sistema di
intimidazione e di torture per chi abbia la ventura di avviare una
qualunque pratica di finanziamento.
E così, ad esempio, le banche non potranno più segnalare una morosità senza
prima averne dato tempestivo preavviso all’interessato mettendolo pertanto
in condizione di intervenire; come pure sarà doveroso attendere almeno
qualche mese prima di considerare “cattivo” il pagatore (segnalandolo
quindi alla “centrale rischi”), perché il ritardo nei pagamenti potrebbe
essere dovuto semplicemente a disguidi; come, infine, la “centrale rischi”
dovrà comunque cancellare un nominativo entro un anno (attualmente tutti i
dati vengono conservati addirittura per cinque anni!) dalla data di
regolarizzazione dei pagamenti o, in ogni caso, da quella di estinzione
del rapporto finanziario (è, in pratica, il riconoscimento ai consumatori
di un vero e proprio “diritto all’oblio”, anche quando si sia stati
“cattivi” pagatori).
Da ultimo, banche e finanziarie devono dettagliatamente fornire agli
interessati informazioni proprio sulle “centrali rischi”, così da
permettere loro di conoscerne sia le finalità che i sistemi di raccolta,
registrazione e circolazione dei dati.
Speriamo che questo autorevole intervento del Garante della “privacy”, che
ha la veste, come detto, di un provvedimento che dunque, come tale, per
banche e finanziarie è semplicemente vincolante, riesca finalmente a
conferire serenità a rapporti che, per definizione, sono sostanzialmente
“odiosi”.

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