Sulla trasparenza bancaria – QUESITO

I miei rapporti con le banche sono particolarmente difficoltosi, sia per
il conseguimento delle migliori condizioni di mercato , che per la
verifica del rispetto delle condizioni pattuite. Eppure, se ho letto bene
sui giornali, il presidente dell’ABI ha riaffermato l’inderogabilità della
trasparenza dell’intero sistema bancario, dimenticandosi forse che i
documenti delle banche , e soprattutto gli estratti conto, continuano ad
essere incomprensibili per i “comuni mortali”.
Per quel che riguarda il problema dei tassi di interesse, che per noi
farmacisti è molto significativo per il saldo in rosso che i nostri conti
volta a volta spesso registrano nell’attesa degli accrediti delle ASL, la
nuova legge fallimentare dovrebbe comportare qualche riduzione, ma anche
qui temo che gli istituti trovino il modo per continuare ad imporre le loro
leggi.
Se è possibile, gradirei conoscere il Vostro pensiero.

Questo ormai annoso problema della trasparenza, che non è altro che la
correttezza del rapporto banca/cliente, ha sempre costituito in realtà un
cruccio anche per l’ABI, che non è riuscita mai a risolverlo davvero,
cosicché, alla metà degli anni ’90, il nostro Parlamento è dovuto
intervenire varando delle norme rimaste peraltro – anch’esse – troppo
spesso virtuali. Per di più, le associazioni dei consumatori non hanno
ancora consolidato un vero ruolo nel nostro Paese, ed i loro richiami
restano generalmente soltanto dei ….. richiami, e dunque sta a noi
correntisti difenderci al meglio. E’ difficile aggiungere altro su questo
punto.
Quanto agli interessi passivi per i clienti, non è agevole pensare che la
loro eventuale riduzione possa in qualche modo dipendere da una nuova legge
fallimentare (che ha comunque aspettative diverse e risponde ad altre
esigenze), ma è sicuro che il sistema bancario non può continuare a far
pagare alle piccole aziende quel che non riesce ad ottenere dalle grandi
per l’elevato loro potere contrattuale; e, del resto, anche la recente
legislazione sull’usura e sui tassi massimi, nel concreto, viene non di
rado disattesa invocando, magari, inesistenti dubbi interpretativi o, più
frequentemente, attendendo la reazione individuale del cliente.
Probabilmente, per concludere, bisogna che anche i titolari di farmacia
prendano coscienza della loro forza contrattuale (e certo ne hanno,
quantomeno, per l’importanza qualitativa e quantitativa delle loro
aziende) e apprestino, se del caso individualmente, le loro
controffensive, pretendendo, in primo luogo, il rispetto di eventuali
accordi localmente conclusi tra alcuni istituti e l’Associazione di
categoria (come è il caso, ad esempio, della provincia di Roma), che
infatti vengono non di rado anch’essi disinvoltamente disattesi.

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