Modifiche di sedi nella revisione della pianta organica – QUESITO

La mia sede farmaceutica, anche per il modo con cui il comune si è
sviluppato, si è rivelata ormai da parecchio tempo del tutto disomogenea
(anche rispetto alle altre sedi), essendo infatti caratterizzata
massicciamente dalla presenza di insediamenti di tipo prevalentemente
industriale e artigianale, e, per di più, con un numero di abitanti
decisamente inferiore al rapporto popolazione/farmacie tuttora previsto
dalla legge in 4.000.
Inoltre, il territorio della sede si estende in lunghezza addirittura
per tre Km, con l’ovvia conseguenza che gli utenti che vi risiedono
incontrano ben tre farmacie prima di arrivare alla mia, che dovrebbe essere
invece quella di naturale destinazione!
In occasione dell’imminente revisione della pianta organica, sto tentando
di convincere il Comune e la Regione a modificare la sede in modo da
allinearla, sia come territorio che per numero di abitanti, alle altre
circoscrizioni del comune.
Vorrei sapere che argomenti ho a disposizione.

Qualche osservazione di carattere generale è bene premetterla, anche se si
tratta di considerazioni ormai ben conosciute e consolidate anche in
giurisprudenza.
E’ noto, allora, che lo scopo primario che la pianta organica, e quindi
anche la sua revisione biennale, deve perseguire è quello di garantire
in modo costante l’aderenza dell’assetto del servizio farmaceutico (e
dunque della distribuzione delle farmacie) alle esigenze dell’utenza (e
dunque , soprattutto, alla distribuzione degli abitanti), con la necessità
pertanto – quando ovviamente non vi sia spazio per l’istituzione di nuove
farmacie che possano direttamente realizzare questi fini – di curare, ove
opportuno e possibile, sia nuove perimetrazioni delle circoscrizioni
esistenti (variandone cioè l’ampiezza), e sia il loro trasferimento in
zone diverse del territorio comunale, quando e dove, cioè, il servizio
risulti insufficiente o addirittura del tutto carente.
Cosicchè, laddove si rivelino irrazionali, o non più adeguate, la
conformazione e/o l’ubicazione di una sede farmaceutica, è proprio la
revisione della pianta organica a dovervi rimediare, configurandone
diversamente la circoscrizione, in modo tale che il relativo esercizio
possa comunque meglio soddisfare le esigenze dell’utenza.
Una farmacia che non funziona, infatti, non soltanto non giova ovviamente
al suo titolare, ma – ed è quel che più conta – non giova al servizio
farmaceutico nel suo complesso, perché in tal caso l’assistenza perde
sicuramente – quantomeno – di capillarità e perciò di efficienza.
Certo, l’individuazione e la determinazione delle aree territoriali da
assegnare alle singole farmacie mira ad assicurare l’assistenza
farmaceutica – come insegna da anni il Consiglio di Stato – a tutta la
popolazione>, appunto capillarmente, e non ripartisce quindi il territorio
del comune, nè la sua popolazione, tra le diverse farmacie, nel senso che
queste possano esplicare il servizio soltanto a favore delle persone
residenti nelle circoscrizioni di rispettiva pertinenza, o che,
all’inverso, queste ultime non siano libere di scegliere per
approvvigionarsi dei farmaci qualsiasi farmacia; e però, è altrettanto
chiaro che l’assistenza diventa ottimale quando le sedi siano distribuite
e disegnate in modo da porre i rispettivi esercizi nella condizione di
servire tutti – almeno in astratto – uno stesso numero di utenti, cioè quei
4.000 o quei 5.000 abitanti che costituiscono i due rapporti-limite
previsti dalla legge. La domanda dei cittadini sarebbe infatti così
soddisfatta in modo assolutamente equilibrato, e dunque massimamente
capillare e per ciò stesso migliore.
“E’ vero che il quorum di 4.000 (o 5.000) abitanti si riferisce – precisa
al riguardo il Supremo Consesso Amministrativo in una storica decisione
degli anni ’80 – all’intero territorio e può essere ridotto nelle singole
zone (nel senso che una farmacia può ben servire più di 4.000 abitanti);
tuttavia è anche indubbio che trattasi di un rapporto ottimale cui le
Amministrazioni competenti ben possono riferirsi quale obiettivo finale
della loro azione volta a realizzare una migliore organizzazione del
servizio nei vari ambiti territoriali del comune” (ma anche alle
Amministrazioni chiamate a collaborare con essa sul piano consultivo, come
è il caso proprio del Comune).
E pertanto, la revisione della pianta organica comporta, e impone alla
Regione, la verifica costante della sussistenza nel concreto – per ciascuna
farmacia – di un bacino di utenza adeguato, e tenendo conto sia di quello
assegnato originariamente alla sede (e per il quale dunque quest’ultima
fu collocata e delineata), e sia di quello eventualmente formatosi, in
aumento o in diminuzione, in prosieguo di tempo.
Ora, la situazione da Lei descritta (sede farmaceutica dal territorio non
omogeneo, popolazione numericamente insufficiente e mal distribuita)
appare sicuramente meritevole di un intervento incisivo sui suoi confini,
perché – così presentata – la Sua circoscrizione finisce per rivelarsi
una sede soltanto virtuale, non potendo il rapporto-limite legale (1 :
40/00 abitanti) – qui per giunta soltanto parzialmente osservato sulla
“carta” – realizzarsi affatto nel concreto.
E’ ben vero che la vicenda attiene allo stretto merito di potestà
amministrative, rientrando infatti nell’ampia discrezionalità regionale;
ma il giudice amministrativo si sottrae sempre meno volentieri al dovere
di penetrarvi quando il suo uso si appalesi viziato da profili di
manifesta illogicità, o incongruità, o ingiustizia, ecc. (tutti aspetti
del c.d. eccesso di potere); talchè, anche un comportamento di palese
negligenza , come l’omesso intervento sui confini di sedi microscopicamente
inadeguate (per ragioni antiche o recenti) ad assicurare il miglior
servizio farmaceutico, può esporre un provvedimento regionale di revisione
di pianta organica a censure di illegittimità .
Il TAR Lazio (sent. n. 1180 del 2001) ha avuto modo, ad esempio, di
ritenere illegittima, annullando dunque il provvedimento di revisione, la
perimetrazione di una sede farmaceutica, perché “ pur delimitando una
superficie molto vasta, configura tuttavia un bacino d’utenza
sostanzialmente insufficiente ed irrazionale, a causa della conformazione a
macchia dei vari nuclei abitati, della bassa densità abitativa e delle
scarse vie di comunicazione”.
Nel Suo caso, pertanto, qualcosa potrà essere tentato, magari richiamandosi
(ma non è l’unico argomento praticabile) all’art. 5, primo comma della
L. 362/91, che, in particolare, prevede che “quando risultino intervenuti
mutamenti nella distribuzione della popolazione del comune ……, anche
senza sostanziali variazioni del numero complessivo degli abitanti”, le
Regioni “provvedono alla nuova determinazione della circoscrizione delle
sedi farmaceutiche”.
Provi dunque a introdurre nel procedimento di revisione, che – se abbiamo
ben compreso – è tuttora in corso, la situazione specifica della Sua sede
farmaceutica: non è escluso che qualche Amministrazione che partecipa al
procedimento, magari il Comune stesso, finisca per far proprie le Sue tesi.

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