2/11/2002 – Un’altra sanatoria per le gestioni provvisorie ed un
ampliamento dei termini per le gestioni ereditarie.

E’ stato ora approvato anche al Senato (la Camera l’aveva già fatto nella
seduta del 19/03/02) il disegno di legge governativo sul “collegato” alla
Finanziaria 2002, il cui art. 45, da un lato, sancisce l’ennesima sanatoria
a favore dei gestori provvisori di farmacie urbane o rurali (purchè
risultino assegnatari “da almeno un anno e non sia iniziato l’espletamento
delle prove concorsuali”), e, dall’altro, allunga i termini della gestione
per gli eredi di titolari individuali di farmacia o di soci di società
tra farmacisti.
Sulla prima vicenda, per la verità, non c’è molto da osservare,
trattandosi addirittura della sesta sanatoria in circa 20 anni (la
prima, come si ricorderà, scaturiva dalla storica “legge Pittella” del
1981, mentre l’ultima è contenuta nella l. 28/10/99 n. 389) e quindi i
termini del problema sono ormai noti a tutti, anche se qui appare veramente
ridottissima – appena un anno, non era mai accaduto – la durata minima
richiesta al gestore provvisorio per avere diritto a conseguire la
titolarità definitiva della farmacia.
Quanto alle gestioni ereditarie, si temeva francamente una virata in senso
opposto da parte del legislatore, perché – soprattutto fino a qualche tempo
fa – molto si è “mormorato” a proposito della particolare consistenza dei
termini concessi agli eredi per gestire l’esercizio e trasferirlo ad uno di
loro (o anche ad un terzo, evidentemente), e pertanto può sorprendere che i
famosi 10 anni (concessi agli eredi dall’art. 7 della l. 8/11/91 n.
362, quando almeno un figlio e/o un nipote in linea retta, e/o il coniuge
del titolare deceduto si iscriva ad una facoltà di farmacia entro un
anno dalla morte) diventino ora persino 15; né si poteva forse pensare
che quel “trentesimo anno di età dell’avente causa” (si tratta degli
stessi eredi appena citati, beninteso), al cui compimento attualmente deve
cessare la gestione ereditaria, potesse essere ampliato fino al
“trentacinquesimo”, perché, a tacer d’altro, i 30 anni sembrano già
costituire un’età più che significativa per qualsiasi scelta di vita…
E però, si tratta di modifiche che, come spesso è dato riscontrare in
materie squisitamente “privatistiche”come è quella delle farmacie, non
creano né “allarme sociale”, né danni all’Erario, né particolari
sconvolgimenti nella sfera di chicchessia, e dunque specifiche
controindicazioni a questo tipo di interventi legislativi in realtà non ve
ne sono granchè.

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