30/10/2002 – Gli errori nella dichiarazione diventano sempre
“ritrattabili”.

Come riferito nella Sediva News del 17/10/2002, secondo una risoluzione
dell’Agenzia delle Entrate del 14/10/02 la dichiarazione dei redditi può
essere corretta o integrata – a favore del dichiarante – soltanto entro il
termine di presentazione della dichiarazione dei redditi dell’anno
successivo.
Di diverso avviso è stata invece la Cassazione a Sezioni Unite che, con la
sentenza n. 15063 del 25/10/02, ha infatti ritenuto sempre “ritrattabile”
una dichiarazione che abbia assoggettato il contribuente ad oneri
maggiori di quelli che legittimamente devono restare a suo carico. Insomma,
il dichiarante, se ha errato a suo danno, deve poter correggere in ogni
momento quanto ha enunciato nella sua dichiarazione, non avendo
quest’ultima natura di atto negoziale (come peraltro è pacifico da
tempo), ma contenendo una mera esternazione di scienza e di giudizio e come
tale sempre modificabile (anche) dall’interessato.
Del resto, negare la rettificabilità di una dichiarazione sbagliata (si
ribadisce, a danno del dichiarante) vorrebbe dire colpirlo al di là della
sua c.d. capacità contributiva, e dunque violare l’art. 53 della
Costituzione.
Ben altro discorso è, naturalmente, quello della ripetibilità di un
versamento effettuato in eccesso rispetto al dovuto, perché qui subentra la
decadenza del contribuente, ove egli non presenti apposita istanza di
rimborso entro 48 mesi dalla data del versamento stesso.
Come pure è diverso il caso di un errore che si voglia correggere a proprio
sfavore, perché qui si configura in principio un vero “ripensamento“ del
contribuente, che lo costringe, come unico rimedio all’errore, a presentare
– entro 90 giorni dalla scadenza del termine legale e di presentazione
della prima – una seconda dichiarazione autenticamente sostitutiva
dell’altra (con sanzioni ridottissime), oppure – entro il termine di
scadenza di presentazione della dichiarazione successiva – un
“ravvedimento operoso”, cioè una dichiarazione integrativa e/o
rettificativa della precedente, versando però contestualmente le
maggiori imposte dovute oltre agli interessi e alle sanzioni in misura
comunque non piena.
In ogni caso, l’importanza di questa decisione della Suprema Corte è,
crediamo, di tutta evidenza.

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