News del 16/10/2002

La sanatoria fiscale ed i termini di prescrizione per le imposte.

Per ogni diverso tipo di imposta, ricordiamolo, la legge stabilisce i
termini entro i quali gli uffici possono procedere a controlli e/o
verifiche e, ove del caso, ad accertamenti.
E allora, per l’Iva i termini di decadenza dell’azione dell’Ufficio sono i
seguenti:
– anno 1997, scadenza fissata per il 31/12/2002;
– anno 1998, scadenza fissata per il 31/12/2003;
– anno 1999, scadenza fissata per il 31/12/2004;
– anno 2000, scadenza fissata per il 31/12/2005;
– anno 2001, scadenza fissata per il 31/12/2006.
Naturalmente, questo vuol dire che per qualsiasi accertamento relativo
agli anni 1996 e precedenti i termini sarebbero ormai scaduti .
Per l’Irpef e l’Irap ( e anche per l’Irpeg, l’imposta che colpisce i
redditi delle società), invece, i termini sono più ampi , e più
precisamente:
– anno 1996, scadenza fissata per il 31/12/2002;
– anno 1997, scadenza fissata per il 31/12/2003;
– anno 1998, scadenza fissata per il 31/12/2003;
– anno 1999, scadenza fissata per il 31/12/2004;
– anno 2000, scadenza fissata per il 31/12/2005;
– anno 2001, scadenza fissata per il 31/12/2006.
Pertanto, la sanatoria (concordato o condono che sia), prevista dalla
“bozza” di Finanziaria per gli anni pregressi, dovrebbe comprendere il
periodo compreso tra il 1997 e il 2000 per l’Irpef e l’Irap, ed il periodo
1998/2000 per l’Iva.
Non è tuttavia da escludere che, in sede di approvazione delle norme
appunto relative alle sanatoria, il Parlamento finisca per prolungare i
termini di decadenza del potere d’accertamento dell’Ufficio, come del
resto avvenne per i condoni del 1991 e del 1994, e che quindi possano
rientrare tra le annualità sanabili anche il 1996 per l’Irpef e il 1997
per l’Iva.
Diverso è invece il discorso per la conservazione dei documenti contabili
(che è obbligatoria per 10 anni ) e per quella della documentazione
inerente al versamento dei contributi previdenziali all’Inps e all’Inail
(rapporti di lavoro), laddove infatti l’obbligo di conservazione va
sostanzialmente ben oltre il decennio, specie se si tiene conto della
possibilità che il lavoratore contesti al datore di lavoro – quando
maturerà il trattamento pensionistico, e dunque chissà dopo quanti anni –
una pensione liquidatagli in un ammontare inferiore a quello atteso a
causa di asserite carenze od omissioni nei versamenti contributivi.

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