2/9/2002 – Lunedì
La Corte Costituzionale ribadisce la legittimità dell’art. 35 della L.
253/50,ma ……

Parliamo, naturalmente, di quella norma che da oltre mezzo secolo assicura
ai titolari di farmacia “sfrattati” una forte tutela in sede di esecuzione
dello sfratto, subordinando quest’ultimo al “nulla osta” dell’Autorità
sanitaria competente, anche se, come si è accennato nell’importante Sediva
News del 27/8/2002 , la sentenza n. 11046/2002 della Cassazione sembra
aver appesantito non poco la posizione economica dello “sfrattato”.
In ogni caso, ora la Corte Costituzionale ha avuto modo di respingere per
la seconda volta (il “precedente “ è rappresentato dalla sentenza n. 579
del 1987) il tentativo di un giudice di rinvio (che qui era il TAR
Toscana) di demolire l’art. 35 per il preteso suo contrasto con gli artt.
2, 24, 41, 42 e 113 della Costituzione
La Corte, infatti, con ordinanza n. 416 del 31.7.2002, ha dichiarato la
manifesta inammissibilità della questione di legittimità della norma,
ritenendo che la sua “ratio“ sia quella di “tutelare l’interesse pubblico
sotteso alla localizzazione delle farmacie, interesse che ha durata
potenzialmente indeterminata”, e dunque non può costituire di per sé vizio
di incostituzionalità la mancata previsione, nella disposizione stessa,
di un limite temporale al diniego di nulla osta, anche perchè, precisa
l’ordinanza, nella sentenza di rinvio manca qualsiasi motivazione sulle
ragioni dell’asserita violazione delle dette norme costituzionali.
E comunque, conclude la Corte, “le vicende relative all’esecuzione dello
sfratto dagli immobili adibiti a farmacia non incidono sugli aspetti
civilistici del rapporto locativo e non precludono perciò l’applicabilità
dell’art. 1591 cod. civ per quanto riguarda il risarcimento del danno
subito dal locatore a causa del ritardo nel rilascio dell’immobile”.
Quest’ultima considerazione appare, per la verità, troppo disinvolta anche
se dichiaratamente “adagiata” sulla sentenza della Cassazione n. 10032 del
9.10.98, perché quest’ultima decisione, benchè assunta con riguardo ad uno
sfratto di farmacia, pare circoscrivibile al caso di specie deciso in
quell’occasione, e non affatto l’enunciazione di un principio generale.
Però, come abbiamo visto, oggi il farmacista può andare incontro, in caso
di prolungato ritardo nel rilascio del locale ( pur se dipendente da un
prolungato diniego del nulla osta), ad una richiesta, se non di un
autentico risarcimento dei danni del locatore (come aveva sancito la
Cassazione nella decisione ora ricordata del 1998), quantomeno di una
loro “equa riparazione” come appunto illustrato nella Sediva News del
27/8/2002.
Insomma, l’art. 35 della legge del 1950 continua bensì a resistere agli
attacchi di incostituzionalità; ma il suo ambito operativo, per il caso
di una sua applicazione eccessivamente “integralista”, comincia ad aprire
varchi preoccupanti per il conduttore.

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