News 22/8/2002

Assoggettati ad IVA gli utili corrisposti agli associati di solo lavoro?

Sembra proprio di sì, stando alla risoluzione dell’Agenzia delle Entrate
n. 262/E del 02/08/2002; ed è un’autentica” bomba “ estiva!
Infatti, sia pure dopo qualche perplessità insorta all’indomani
dell’entrata in vigore dell’IVA, si era ormai consolidato il convincimento
pressochè unanime (anche, perciò, in sede sia ministeriale che
giurisprudenziale) che le prestazioni connesse o conseguenti
all’applicazione di un contratto di associazione in partecipazione (tanto
di capitale, che di lavoro, che misto) fossero comunque estranee all’ambito
applicativo dell’imposta, inclusi perciò i conferimenti come pure gli utili
liquidati agli associati.
L’assunto, per di più, era stato da ultimo ribadito dalla sentenza di
Cassazione n. 6466 del 02/07/1998, talchè il problema sembrava
definitivamente risolto in quel senso.
Non può, dunque, non sorprendere tutti , compresi noi, questa risoluzione
ministeriale che rovescia quelle conclusioni, affermando
l’assoggettabilità ad IVA – quali meri compensi di lavoro autonomo – degli
utili corrisposti ad un associato in partecipazione, quando l’apporto
consista soltanto in prestazioni lavorative.
L’Agenzia delle Entrate, in realtà, reitera qui una tesi che già il suo
“predecessore” (il Ministero delle Finanze) aveva tentato precedentemente
di sostenere, anche se mai con eccessiva convinzione.
Questa volta, per la verità, l’Agenzia mostra grande determinazione nella
ricerca di argomenti di diritto positivo a sostegno delle sue conclusioni,
ma scarsa accortezza quando vuole a tutti i costi aggirare quell’autentico
macigno costituito dal ricordato precedente giurisprudenziale, perché lo fa
con un percorso troppo disinvolto, quanto scarsamente illuminato, con il
rischio pertanto che questa risoluzione si riveli – all’esito di un nuovo
intervento della Cassazione – uno sciagurato infortunio…estivo.
Invero, ben diversamente da quanto adduce l’Agenzia delle Entrate, la
Suprema Corte – pur dovendo ivi decidere su una fattispecie insorta
anteriormente all’01/01/1998 (data di entrata in vigore del D.lgs n.
313/97 che ha assoggettato ad Iva anche i conferimenti) – aveva nondimeno
voluto esaminare la vicenda anche alla luce di questa novella legislativa,
per ribadire però senz’altro l’estraneità all’imposta dei conferimenti
dell’associato in partecipazione, perché – conclude in sostanza la
Cassazione – manca nell’art. 3 del DPR 633/72 un’espressa previsione in tal
senso, e tanto basta.
Al momento, tuttavia, la posizione ministeriale sembra purtroppo proprio
questa, e non è agevole decidere presto e bene sul da farsi, perché
adeguarvisi “tout court” vorrebbe dire soprattutto – in prima battuta –
che gli associati di solo lavoro devono “aprire “ al più presto una
propria partita IVA per poi emettere una regolare fattura in coincidenza
con la liquidazione a loro favore degli utili corrisposti in esecuzione
del contratto di associazione in partecipazione; però, vorrebbe dire anche
tante altre cose, come la tenuta di scritture contabili, la liquidazione
periodica dell’Iva, ecc. Conviene, allora, attendere ancora qualche giorno
e poi decidere, si spera, con qualche elemento in più a disposizione.
Quanto, invece, agli associati di capitale e lavoro, sembra possa
inequivocabilmente essere confermata la loro estraneità al regime dell’IVA,
al pari quindi degli associati di solo capitale, perché qui l’Agenzia
delle Entrate non mostra grandi perplessità.

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